"Ad un mondo migliore si contribuisce soltanto facendo il bene adesso ed in prima persona, con passione e ovunque ce ne sia la possibilità".Benedetto XVI : Deus caritas est

lunedì 27 febbraio 2017

Per una economia senza contanti in Rwanda si punta sul mobile money

Sono 8,9 milioni i telefonini in Rwanda
«Il contante costa troppo. Ora la svolta digitale dei pagamenti in Italia» con questo virgolettato sabato 19, il Corriere della sera titolava un’intervista a Paolo Bertoluzzo da pochi mesi alla guida di ICBPI-CartaSi, il gruppo che vuole diventare la fintech della banche italiane, per tutto  quanto riguarda  i pagamenti e l’innovazione digitale. Anche se esiste un dato di partenza piuttosto penalizzante:la diffusione in Italia della carte è al 17%, contro una media europea del 35%  e oltre il 60% nel Regno Unito.
Più favorevole è forse la situazione del Rwanda che, con 3.333.349 abbonati detentori attivi di moneta mobile (+34% sul 2015) su una popolazione che si aggira attorno ai 12 milioni di abitanti, consente al suo  Ministro delle Finanze e della Programmazione Economica, Claver Gatete, di affermare come “obiettivo del governo sia fare del Rwanda un’economia delle transazioni senza contanti”. Un obiettivo decisamente ambizioso che il ministro ha espresso   in occasione del lancio del prodotto MoKash,  una partnership tra la compagnia telefonica MTN e la  Commercial Bank of Africa (CBA),  che consentirà ai clienti di MTN Mobile Money di risparmiare e prendere prestiti a breve termine usando i loro telefonini. Non appaia velleitario l’impegno del governo rwandese, ribadito anche dal governatore della Banca Nazionale, John Rwangombwa, in sede di presentazione del Rapporto annuale sulla politica  monetaria e la stabilità finanziaria, avendoci il Rwanda

domenica 26 febbraio 2017

L'umuganda del presidente Kagame in occasione del 14° National Leadership Retreat

Paul Kagame a Kabarore  (Ifoto/Village Urugwiro)
L'ultimo sabato del mese, tradizionalmente dedicato ai lavori comunitari che vanno sotto il nome di umuganda, ha visto le massime autorità' rwandesi, con alla testa il presidente Paul Kagame, impegnate, nel distretto di Gatsibo, nella realizzazione di una scuola  primaria nella cellula di Simbwa, settore, Kabarore. La nuova scuola permetterà a oltre trecento bambinicome riferito dal sindaco di Gatsibo, Richard Gasana, di non doversi sobbarcare quotidianamente una lunga camminata per recarsi  alla scuola piu' vicina distante circa 6 km. La presenza di tante autorità ai lavori comunitari si spiega  con il fatto che proprio in questi giorni lo stato maggiore del paese, più di trecento persone tra politici, amministratori locali e operatori del settore privato, si trova riunito presso la Scuola dell'esercito di Gabiro per il 14 ° National Leadership Retreat. Si tratta di una sorta di full immersion della durata di cinque giorni, dove viene fatto il punto sullo stato di realizzazione del documento programmatico Vision 2020 e vengono gettate le basi per quello che dovrà proiettare il Rwanda verso il 2050, così come auspicato in occasione del recente incontro  nazionale tenutosi lo scorso dicembre. Aprendo i lavori  del consesso il presidente Kagame ha colto l'occasione per  richiamare tutti i presenti  sullo sforzo necessario a colmare, nei pochi anni che mancano al 2020,  il divario  ancora esistente verso  il raggiungimento dell'ambizioso  obiettivo di fare del Rwanda un paese con economia da  reddito medio. Per questo, Kagame ha sollecitato tutti al necessario impegno per conseguire quelle realizzazioni che permettano al popolo rwandese di  assurgere al livello di vita dignitosa che merita, accellerando  azioni e attività messe in campo in maniera di poter dare concretezza alle ambizioni coltivate e conseguire i risultati attesi. 

mercoledì 22 febbraio 2017

Kigali/Kibali: qual è il vero Rwanda?


Quest'anno, per la prima volta, dopo tante missione in Rwanda, abbiamo sentito una parola - fame-  che sembrava scomparsa dal vocabolario del nuovo Rwanda, il paese di cui questo blog, senza mai abdicare a un doveroso approccio critico quando necessario, si sforza di dare conto dell’indubbio cammino compiuto  sulla strada di uno sviluppo dove non abbiano diritto di cittadinanza  fantasmi di altri tempi, come appunto la parola fame. Quella che, sussurrata sommessamente quasi per non farsi sentire da orecchi indiscreti, sembrava quasi una maledicenza, ha poi trovato conferma in diverse conversazioni con i nostri interlocutori rwandesi: negli ultimi mesi lo spettro della fame si è materializzato nelle campagne rwandesi. Forse non basta la siccità di questi mesi, che ha inaridito le fonti di sostentamento degli abitanti delle campagne, a giustificare un simile stato che ha spinto taluni abitanti dell’Umutara ad abbandonare le loro case per cercare miglior sorte nella vicina Uganda. La siccità, cui si aggiunge un'inflazione che a gennaio segnava un + 7,4% su base annua, non ha fatto altro che esasperare gli effetti di scelte di politica economica  che, imponendo le monoculture in diverse zone del paese, hanno fortemente penalizzato l’agricoltura di sussistenza, fino a quasi cancellarla in certe zone, che consentiva comunque di mettere qualcosa in tavola ad ogni famiglia contadina dedita alla coltivazione del proprio piccolo appezzamento di terreno. Anche senza prestare troppa attenzione a certe denunce formulate dalle opposizioni, che parlano di vere  e proprie manifestazioni popolari contro le autorità locali, abbiamo dovuto constatare quanto il livello di vita nelle campagne del nord est del paese sia ancora purtroppo molto lontano da quello messo in mostra nella vetrina della capitale. Abituati come siamo a leggere le corrispondenze degli inviati dei media internazionali che senza muoversi da  Kigali  inviano ai loro lettori la solita bella cartolina di una capitale linda, ben tenuta e sicura, dove le innovazioni tengono il passo con quelle occidentali, dove i segni della povertà e del degrado sono banditi e le contraddizioni sociali sono ridotte al minimo, è difficile per chi nutre una certa simpatia per questo paese e i suoi abitanti misurarsi con la dura realtà delle campagne, come potrebbe essere quella  di Kibali, un villaggio del nord del paese. Troppo stridente è, per esempio, lo spettacolo degli scolari della capitale che nelle loro linde divise vanno disciplinatamente a scuola, con quello ben diverso dei troppi bambini che s’incontrano soli e malvestiti sulle strade dei villaggi  in orari della giornata in cui dovrebbero essere a scuola. Oppure constatare come  in certi villaggi lo stato centrale non sia presente con proprie strutture per erogare un servizio fondamentale come quello dell’istruzione primaria, dovendo far conto sulla supplenza delle parrocchie, senza che, nel caso di specie, si alzi  il solerte ministro Evode Uwizeyima a contestare la preparazione didattica del clero, così come aveva contestato la conoscenza delle problematiche familiari a un vescovo.
Come ne uscirebbe l’immagine del Rwanda, faticosamente e anche meritatamente costruita a livello internazionale, se i grandi inviati, spingendosi una volta tanto oltre i confini metropolitani della capitale, datassero le loro corrispondenze da Kibali invece che da Kigali, facendo entrare nei loro reportages, e conseguentemente nella rassegna stampa che quotidianamente arriva sulla scrivania di chi governa, anche la vita degli abitanti delle campagne? 
A supporto di queste nostre considerazioni giunge quantomai puntuale e  condivisibile la coraggiosa conclusione dell'articolo Il salto finale oltre il miracolo economico del 1994, apparso oggi su The New Times, a firma dell'opinionista Eddie B. Mugarura,  dove si sostiene che : "Per fare in modo che la trasformazione economica possa arrivare al definitivo compimento, è fondamentale che il cosidetto C+I+G, ovvero consumi, investimenti e spesa pubblica, non rimangano concentrati solamente nella capitale Kigali, ma che si diffondano su tutto il territorio del Rwanda.Questo per superare definitivamente l'anomalo gap che c'è tra la ristretta ma economicamente potente middle class urbana e la maggioranza della  popolazione rurale povera". 

lunedì 20 febbraio 2017

Stop alla produzione di biocarburanti:la jatropha non ha risposto alle attese

Pianta di jatropha
Il governo rwandese ha deciso di non proseguire nel  progetto di produzione di biocarburanti, dal costo previsto di $ 35 milioni, per la riscontrata insostenibilità economica del progetto stesso. Infatti, i costi industriali dei biocarburanti prodotti ammontava a 1 000 franchi rwandesi (circa $ 1,21) per litro e un prezzo di vendita di 800 franchi rwandesi (circa $ 0.97) al litro a volte anche a  meno.Oltre agli alti costi di produzione, il progetto ha scontato anche difficoltà nell'approvigionamento delle materie prime (rifiuti urbani) e, soprattutto, il deludente riscontro avuto nella produzione della jatropha, pianta di cui abbiamo spesso parlato in questo blog (clicca qui). Dopo l'iniziale entusiamo sulle  grandi potenzialità che avrebbe potuto avere la coltura della pianta della jatropha, il NIRDA-Agenzia nazionale per la ricerca e lo sviluppo industriale ha dovuto prendere atto come il clima locale non sia  favorevole a questo tipo di cultura. Da qui la coraggiosa decisione di abbandonare il progetto.

venerdì 17 febbraio 2017

Sara e Nicole: l'adozione a distanza nell'era di WhatsApp

Nicole con i saluti di Sara
Nicole, una bimbetta rwandese di neanche sei anni, ci si è parata davanti, improvvisamente e tutta sola, mentre, nel bar del centro Fiat di Byumba, eravamo impegnati con i nostri collaboratori locali, Pascasia e Bernard, a fare il punto sui programmi della missione. Era stata convocata proprio da madame Pascasia, il nostro angelo custode delle adozioni, perchè partendo da Grosio eravamo stati incaricati di recapitarle una letterina, un paio di foto e una bambola. Mittente del tutto era la piccola Sara, la "sorellina" grosina che nel giorno del suo quinto compleanno, al posto dei soliti regali, aveva ricevuto da mamma Silvia e papà Marcello un pensiero del tutto particolare: le avevano trovato, ricorrendo al progetto adozioni a distanza dell'ass. Kwizera, una sorellina rwandese, appunto la vispa Nicole. Nella prima lettera ricevuta dal Rwanda, Sara aveva appreso che Nicole aveva la sua stessa età e anche lei frequentava l'asilo. Purtroppo però le analogie si fermavano qui. Infatti, la vita per la piccola Nicole, rimasta orfana del padre di recente, non è per niente facile, potendo contare unitamente al fratellino che frequenta la terza elementare, solo su qualche lavoro saltuario di mamma Marie Claudine. Per questo è stata inserita nel programma adozioni che le consente di integrare il povero bilancio familiare con un aiuto pari a tre mesi di salario di un lavorante agricolo. A quella prima lettera, Sara ha voluto rispondere con qualche pensierino, scritto da mamma Silvia, una sua foto in mezzo alla neve e da quella di papà e mamma. Il tutto accompagnato da una bambola in pezza, dai capelli biondi proprio come quelli di Sara. Nicole ha ricevuto il tutto dalle nostre mani con molta naturalezza, quasi senza far caso che era un muzungu, un uomo bianco, il postino che faceva la consegna. Nell'epoca di WhatsApp le comunicazione assumono però una dinamica impensabile fino a qualche tempo fa: così Nicole aperta la busta, presa in braccio la bambola e data un'occhiata alle foto,  non ci pensa due volte a concedersi per un saluto video alla sua "sorellina" grosina, che verrà recapitato in tempo reale a migliaia di kilometri di distanza, sorprendendo Sara per l'inaspettato saluto di quella bimbetta con quella "strana gonna che sembra un sacco", ma che è in realtà la divisa della sua scuola, come si usa in Rwanda.Adesso che la conoscenza reciproca è perfezionata potrà iniziare un percorso che, snodandosi negli anni,  vedrà Sara e Nicole percorrere un tratto comune di strada, almeno fino alla maggiore età, tanto dura il programma adozioni a distanza, condividendo se lo vorranno, magari tramite WhatsApp, un po' delle loro storie.  

mercoledì 15 febbraio 2017

In Rwanda si è parlato anche del Progetto Africa-Italia-Africa

Una veduta del complesso ospedaliero E. Morelli
La recente missione in terra rwandese ha offerto l’opportunità per sondare l’interesse che potrebbero avere i paesi africani  al Progetto Africa-Italia-Africa, volto a istituire presso l'Ospedale E. Morelli di Sondalo, in provincia di Sondrio,  un centro universitario per le professioni mediche  rivolto  agli studenti e medici africani, che possa rientrare tra i programmi finanziati dalla Cooperazione internazionale italiana. Al  riguardo è risultato particolarmente utile il confronto avuto con il rettore dell’Institut Polytechnique  di Byumba (IPB), prof. don Faustino Nyombayire, da cui sono emersi alcuni elementi che potrebbero rivelarsi utili ai promotori per la messa a punto del progetto. Preliminarmente è stato sgomberato il campo da un possibile aspetto critico derivante dalla lingua. Ci è stato assicurato che si può fare tranquillamente uso dell’italiano, stante il fatto che una full immersion di due/tre mesi nella nostra lingua mette in grado i giovani africani, anche alla luce dellaloro buona predisposizione per le lingue, di iniziare a seguire le lezioni; al riguardo fa testo l’esperienza delle migliaia di studenti africani che vengono a seguire i corsi presso le università pontificie a Roma.
In Rwanda esiste una facoltà di medicina con accesso a numero chiuso, ma non esistono le specializzazioni che devono necessariamente essere acquisite all’estero. Forse si dovrebbero quindi privilegiare corsi specialistici, piuttosto che i corsi base. Naturalmente, la partecipazione a tali corsi dovrebbe essere supportata da borse di studio che coprano le spese complessive della partecipazione, come avviene oggi per gli studenti rwandesi che vanno in Cina o in India a studiare.
Il rettore si è riservato di approfondire l’idea, riassunta nella quattro slides  illustrative in italiano del Progetto che abbiamo potuto fornirgli, nell’ambito della commissione dei rettori  delle università rwandesi di cui fa parte. Purtroppo, a un successivo incontro con un esponente politico, che avrebbe potuto fare pervenire il progetto sui tavoli governativi che contano, non disponevamo di documentazione in lingua inglese e ci siamo dovuti limitare a una sommaria illustrazione verbale in francese.
Eppure sarebbe estremamente importante poter coinvolgere le autorità rwandesi su un simile progetto. Il Rwanda, paese pur piccolo, ha dimostrato in questi anni un’attenzione e una sensibilità particolari su argomenti quali l’innovazione e la formazione, che ne fanno un esempio riconosciuto e imitato in ambito continentale. Stante poi l'indubbia leadership africana, ma non solo, del presidente rwandese, Paul Kagame, la condivisione del progetto da parte rwandese sarebbe un importante volano per il decollo dello stesso, a cui si potrebbero accodare altri paesi africani, a partire da quelli più piccoli e bisognosi. Da parte nostra ci siamo permessi di integrare le slides di cui disponevamo con un elemento geografico, ricordando che l’Ospedale di Sondalo si trova  a 180 km da Milano ma, soprattutto, a  120 km da quella Davos frequentata annualmente da Kagame in occasione delle sue partecipazioni al World Economic Forum: un vantaggio non da poco poter dare all’iniziativa una collocazione precisa  sull’estesa carta europea. A questo punto attendiamo le slides in inglese per tentare di farle arrivare sulle scrivanie rwandesi che contano. 

domenica 12 febbraio 2017

Missione 2017: diario di viaggio


Due settimane passate in Rwanda, 1200 km percorsi in jeep, di cui una buona parte su strade sterrate, tanti incontri, tante cose viste, tante sensazioni. Per rivivere alcuni dei momenti più significativi della Missione 2017  clicca qui.



 Kibeho: il santuario affidato a sacerdoti polacchi che ( per ora) non conoscono la lingua locale 
Fa una certa sensazione assistere alla santa messa mattutina nel santuario della Madonna di Kibeho celebrata in un incerto Kinyarwanda (così riferiranno testimoni alla fine della messa) da un sacerdote polacco, coadiuvato da un altro connazionale e da un sacerdote rwandese. Il    tutto si giustifica con l'affidamento della gestione della Chiesa ai sacerdoti Palottini che qui hanno inviato appunto due sacerdoti  di nazionalità polacca. Il risultato è che alle scolaresche che assistono alla messa, unitamente a diversi pellegrini, tocca assistere  a una celebrazione dove il celebrante non si trova palesemente a proprio agio con la lingua, tanto da dover leggere il testo della predica. Eppure c'era all'altare un sacerdote rwandese che avrebbe ben potuto presiedere la celebrazione. Nessuno penserebbe mai di arrivare al  santuario di Czestochowa in Polonia e assistere alla celebrazione della messa da parte di  sacerdoti rwandesi coadiuvati da confratelli polacchi. E allora, perchè, con tutti i sacerdoti indigeni disponibili, era proprio necessario affidare la gestione del primo santuario mariano africano, compresa la celebrazione della liturgia, a dei bianchi? 
Misteri della Chiesa! 
Aeroporto: bagaglio a mano off limits per le noccioline ma non per la valuta estera
E’ probabile che i cittadini rwandesi non abbiano vincoli nell’esportare valuta. Questo è quanto deduciamo da un fatto di cui siamo stati testimoni all’imbarco del  volo per l’Europa. Dopo che all’ultimo controllo di sicurezza immediatamente prima dell’imbarco, ci era stato  sequestrato un sacchetto di   arachidi che portavamo nel bagaglio a mano, non abbiamo capito per quale ragione, abbiamo assistito all’apertura della borsa di un viaggiatore rwandese dalla quale emergevano da una sorta di sottofondo, tre buste contenenti mazzette di almeno 100 banconote estere di grosso taglio, cadauna. Il controllore non ha avuto nulla da eccepire, dal che si dovrebbe dedurre che, contrariamente a quanto succede in quasi tutto il mondo dove avremmo assistito all’immediato sequestro della valuta e al fermo del passeggero, è possibile far uscire in maniera non ufficiale valuta dal paese. Ma sarà proprio così?    
Swahili presto quarta lingua ufficiale
L'Assemblea nazionale ruwndese ha approvato una legge per rendere la lingua Swahili la quarta lingua ufficiale del paese con il Kinyarwanda, la lingua nazionale,  il francese e l'inglese. La decisione fa seguito all’impegno preso quando è il rwanda è entrato a far parte, nel 2007, della Comunità dell'Africa orientale, un'organizzazione i cui tre fondatori - Kenya, Uganda e Tanzania - utilizzano lo swahili come lingua ufficiale, unitamente all’inglese. Il testo deve ancora essere presentato al Senato prima di essere promulgato dal presidente Paul Kagame.

sabato 11 febbraio 2017

A Nyakayaga per l'avvio di un nuovo gruppo del Progetto Mikan

Martedì ultimo appuntamento operativo a Nyakayaga, una parrocchia di recente costituzione su un territorio facente parte della vecchia parrocchia di Kiziguro. Nella chiesa ci attende un gruppo di un'ottantina di persone, rappresentative delle oltre 400 famiglie partecipanti  alla pastorale familiare parrocchiale. Quella di Nyakayaga è l'ultima delle parocchie entrate nel Progetto Mikan e quindi finora sono solo 75 le famiglie che hanno beneficiato di una capra. Oggi vengono distribuite 25 nuove capre ad altrettante famiglie. A breve verrà fatta un'altra assegnazione così da consentire di recuperare presto  un numero  significativo di gruppi in essere, in maniera che l'effetto moltiplicativo del Progetto possa nell'arco di poco più di un anno di arrivare a 200 famiglie. L'occasione   della nuova assegnazione, avvenuta tramite sorteggio della capre acquistate al mercato, è servita anche per dare un aggiornamento sulle nuove regole che presidieranno il Progetto Mikan e che presto saranno diffuse alle parrocchie.Con le 25 capre assegnate al gruppo di Nyakayaga, il Progetto Mikan ha ormai raggiunto le 4.300 famiglie coinvolte, tenuto conto che molte famiglie hanno già dei bimbi, come quella mamma presente all'incontro che allattava tranquillamente al seno il suo piccolo, si può dire che almeno diecimila persone siano rimaste coinvolte nel Progetto, a partire da quel lontano 2009 in cui il progetto prese avvio nella parrocchia di Nyagahanga.

venerdì 10 febbraio 2017

A Nyagatare parte l'allevamento delle capre finanziato da Kwizera

E' bastato un prestito di 3 milioni di franchi rwandesi, circa 3500 euro, al parroco di Nyagatare, un grosso centro agricolo dell'Umutara, per dare avvio a un progetto di allevamento di capre. Don Emmanuele ha presentato il suo piccolo progetto all'ass. Kwizera per valorizzare quattro ettari di savana di proprietà della parrocchia, ricevendone il sostegno finanziario richiesto, che sarà restituito senza interessi nell'arco di poco più di un anno.  Quando martedì siamo arrivati sul posto, attraversando la savana, lungo una pista tortuosa che si snodava tra l'alte erbe e i rari alberi, il progetto era già a uno stadio avanzato di realizzazione. Per cominciare erano già arrivate le prime 20 delle 50 capre previste, tra cui uno splendido esemplare maschio su cui il veterinario che segue il progetto, docente universitario appunto in materia di allevamento,  
La veterinaria dell'Ass, don Emmanuele, il veterinario e
 don Paolo  e sullo sfondo la stalla
fa molto affidamento per un miglioramento, nel corso di un paio d'anni, della razza.  Una sorta di stalla rifugio per le capre era in fase di ultimazione, mentre era già delineata la base della piccola baracca che ospiterà, debitamente retribuito, il guardiano. In effetti, la vera incognita del progetto è il rischio di furti, assai frequenti in questa estesa zona dove pascolano libere,  piccole mandrie di mucche, apparentemente allo stato brado.L'allevamento entrerà spesso in produzione e, secondo quanto riferito dal veterinario, ci si propone di avere parti più ravvicinati, fino a due in poco più di un anno, riducendo il periodo di allattamento dei piccoli.Naturalmente ai nuovi capretti potrà attingere anche il Progetto Mikan per le sue esigenze di avvio di nuovi gruppi.

giovedì 9 febbraio 2017

Nell’Umutara dove si convive con una fisiologica carenza d’acqua

L’Umutara è la regione al nord est del Rwanda, ai confini con l’Uganda e la Tanzania, che si divide in una parte dedicata al Parco dell’Akagera e in una parte area di insediamento di allevatori e agricoltori, per la gran parte esponenti delle prime diaspore rwandesi all’indomani della proclamazione della Repubblica nel lontano 196..rientrati dopo il 1994
Per raggiungere la parrocchia di Matimba bisogna percorrere diversi kilometri, circa 120, per la gran parte sulla strada asfaltata che collega la capitale rwandese al confine ugandese di Kagitumba.
A Buragara, pochi kilometri prima di arrivare a destinazione, ci fermiamo lungo la strada per incontrare le suore dell’ordine delle Piccole sorelle di Gesù  di Charles de Foucauld.Dalla strada principale fino alla residenza all’interno della campagna ci fa da staffetta,
Le suore di Buragara
con il proprio motorino, un’anomalia assoluta in Rwanda dove le donne neppure inforcano la bicicletta,  una spigliata suora vietnamita, suor Vourinne, dall’inconfondibile copricapo in paglia  delle donne del suo paese d’origine. Nella piccola comunità vivono due altre consorelle che qui si dedicano ai più poveri. Nonostante la povertà austera in cui vivono, non ci fanno mancare una calda accoglienza accompagnata da una bibita ristoratrice che vuol essere una sorta di piccolo ringraziamento per quelle due cisterne che l’ass. Kwizera ha loro donato  per sottrarle all’assoluta mancanza d’acqua di cui soffre la zona.
 
E' poi la volta di raggiungere la parrocchia di Matimba, la cui casa parrocchiale è letteralmente circondata da cisterne, ne abbiamo contate otto, tutte peraltro necessarie se bastano appena a soddisfare la domanda d'acqua nella stagione secca. Altre cisterne sono state installate nella vicina comunità della suore domenicane dove, come riferito in un precedente post, la dinamica economa del tempo, Suor Scholastique, ha anche realizzato un impianto di biogas e con le economia effettuate sul contributo ricevuto dall'Ass. Kwizera ha pure realizzato un pollaio.

A Mutete per il Progetto Mikan pig

Un momento della riunione
Domenica l’appuntamento è alla parrocchia di Mutete, dove l’ass. Kwizera ha realizzato una sala parrocchiale e la stessa casa dei sacerdoti,  con il gruppo pilota che si è prestato per verificare la fattibilità di dare al Progetto Mikan anche una versione pig. Dopo la santa messa, nell’ampio salone parrocchiale il parroco, don Narcisse, ci fa incontrare le famiglie componenti il gruppo che da un anno si sono cimentate con l’allevamento di un maiale, cosa sufficientemente nuova per la realtà rwandese. Dopo aver ricevuto in assegnazione un  maiale femmina, con l’impegno a consegnare un certo numero di maialini ad altre famiglie, così come avviene nel rodato progetto Mikan riguardante le capre, hanno provveduto a portalo all’età giusta per essere ingravidata dal maschio messo a disposizione della parrocchia dal Petit Seminaire di Rwesero. All’esito di questo primo anno, anche sulla scorta delle osservazioni compiute sul campo dalla veterinaria Josephine che da ottobre segue il progetto, nell’incontro è stato fatto un primo quadro della situazione. Nonostante l’impegno e l’entusiasmo messo dai partecipanti al gruppo, sono emerse diverse criticità che toccherà analizzare a fondo per verificare la diffusione alle altre parrocchie del Progetto Mikan pig. Toccherà ora alla veterinaria stendere un rapporto che evidenzi pro e contro circa la prosecuzione del progetto così da consentire ai responsabili dell’Ass. Kwizera di assumere una decisione fondata in proposito. Rimane comunque l’intenzione di don Narcisse, qualunque sia la decisione che verrà assunta, di non disperdere l’esperienza maturata e proseguire nel progetto a livello parrocchiale. 

domenica 5 febbraio 2017

All'asilo Carlin il ricordo di Claudia

Venerdì giornata dedicata alla visita all’asilo Carlin di Kagera. Raggiungerlo è stato difficoltoso perché l’inizio della stagione delle piogge ha reso il viaggio sulle piste sterrate della campagna rwandese; anche se sono lontani i tempi in cui  più che di piste si doveva parlare di tracciati, in cui l’acqua piovana defluente dalle colline lasciava profondi solchi in cui inevitabilmente le ruote della jeep si andavano ad impantanare. Anche un improvvisato ponte fatto di tronchi, che al villaggio davano pericolante, non è riuscito a interrompere la  marcia di avvicinamento a Kagera. Qui, si era ormai alle undici , ci accoglieva un  pallido sole che l’aveva avuta vinta sui nuvoloni del mattino, e  i bambini dell’asilo intenti nelle loro attività sotto gli occhi attenti delle due maestre, essendo la terza assente per gravidanza. Oggi sono arrivati in 103, ci sono giorni però che sono anche solo un’ottantina.L’accoglienza è come al solito festosa: sanno che riserviamo sempre anche qualche sorpresa per loro. Oggi, oltre al pan dolce che prendono solitamente, abbiamo loro portato delle pannocchie cotte che avevamo acquistato da un contadino lungo il percorso. Da Grosio abbiamo portato anche una grande valigia di indumenti, raccolti dalle giovani mamme grosine, che le insegnanti si premureranno di distribuire loro nei prossimi giorni secondo necessità. Un po’ di materiale scolastico e qualche gioco completava la piccola fornitura.
Nell’occasione abbiamo anche voluto ricordare la giovane Claudia Bordoni, la mamma grosina tragicamente scomparsa nel corso del 2016 con le due gemelline che portava in grembo, alla cui memoria i suoi coscritti hanno voluto elargire un cospicuo sostegno all’asilo Carlin. Una foto della giovane mamma è stata appesa al di sopra del grande cartello di ringraziamento alla comunità di Grosio, da sempre vicina all’asilo che porta il nome del grosino Carlin Rodolfi, che compare in una delle  tre aule dell’asilo. Da oggi  sarà l’aula di Claudia.

venerdì 3 febbraio 2017

Mikan - Giusta Distanza e Conoscenza tra capre e porcospini

Pubblichiamo questa riflessione di Michele che con la moglie Anna prese l'iniziativa, nel lontano 2009 in occasione del loro matrimonio, di donare 25 capre ad altrettante coppie rwandesi con l'impegno a donare il primo nato a un'altra coppia. Da li nacque il  Progetto Mikan dell'associazione Kwizera che ha coinvolto fino ad oggi 4275 famiglie, piu' di 8500 persone.

Migranti, profughi, rifugiati, missionari, ibridazione, meticciato, globalizzazione, ponti e aiuti umanitari…
Che confusione.
Roba da non capirci più niente.
"E’ un mondo complesso."
"E’ un momento estremamente complesso a livello mondiale."
Complesso...
È Il mantra che sentiamo tutti i santi giorni in tv o che leggiamo sui giornali.
Il nostro mondo è scosso da eventi e flussi complessi.
Ci sono un primo, un secondo, un terzo e forse un quarto mondo.
E come dobbiamo comportarci nei rapporti tra un mondo e l’altro?
Come ci poniamo con gli abitanti degli altri mondi?
Accogliere? Andare? Inviare aiuti?
Cosa c’è alla base delle interazioni tra gli esseri umani?
Schopenauer in “Parerga e Paralipomena”, una sorta di miscellanea di diversi temi e pensieri, ci regala una bellissima allegoria della nostra società e in generale dei rapporti umani.
Il cosidetto “Dilemma del Porcospino”.
Arturo racconta che i porcospini al sopraggiungere del freddo tendono ad avvicinarsi sempre più per cercare il tepore dell’altro ed evitare di morire assiderati.
Con la vicinanza però si infilzano vicendevolmente con le rispettive spine.
Questo li spinge di nuovo a staccarsi.
Ma di nuovo il freddo li riavvicina.
Per non pungersi e non morire di freddo sono quindi costretti a trovare “la giusta distanza”.
Come dicevo questa è una splendida metafora dei rapporti umani, dove

Inaugurata la sala polifunzionale del campus di Kiruri

 Da qualche anno, l’Associazione Kwizera è di
Interno della sala
casa a Kiruri, un villaggio del Nord Ovest del Rwanda, poco distante dalla strada che dalla capitale Kigali porta a Goma nella Repubblica democratica del Congo. Dopo avervi realizzato un acquedotto, un complesso di tre aule, una linea elettrica e un locale servizi, quest’anno è la volta di una sala polifunzionale che va ad arricchire il locale centro scolastico.La sala, di circa 370 metri quadrati, che può accogliere oltre 400 persone e si trova a fianco dell’edificio, contenente tre aule scolastiche finanziato nel 201​0 dall’Icbpi (Istituto centrale delle banche popolari), risponderà primariamente alle esigenze di momenti comunitari degli oltre 2.350 scolari del ciclo primario e secondario che frequentano la scuola su due turni giornalieri, uno al mattino e uno al pomeriggio.
Su espressa richiesta dell’Ass. Kwizera, la sala sarà anche aperta alla celebrazione della santa messa che mensilmente viene celebrata per gli scolari, che prima dovevano farsi quattro kilometri per andare alla chiesa più vicina, e alla Messa domenicale per l’intera comunità, la cui cadenza è molto più dilatata, l’anno scorso il sacerdote qui è arrivato un paio di volte nel corso dell’anno.
Nella chiesa più vicina la messa non è che sia domenicale: qui le parrocchie sono estese e il sacerdote deve farsi anche più di un’ora di jeep per raggiungere le comunità di fedeli più lontani, che devono quindi accontentarsi di assistere alla Messa anche solo ogni due o tre mesi, e nelle restanti domeniche assistere alla liturgia della sola parola tenuta dai catechisti.
Per sottolineare questa apertura anche la cerimonia di inaugurazione, tenutasi giovedì, a cui erano presenti il presidente del distretto di Rulindo ed altre autorità, e il rappresentante dell’associazione Kwizera, è stata accompagnata dalla celebrazione della Messa da parte del parroco di Burehe, don Jean Bosco, e da don Paolo Gahutu, referente rwandese dell’associazione e grosino d’adozione per i tanti amici che annovera nel paese dell’alta valle.
La nuova sala polivalente è stata intitolata, come recita la targa in rame opera di un artigiano grosino, apposta all’entrata , al prof Felice Martinelli per 40 anni apprezzato docente in materie economiche presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
Gli arredi sono stati finanziati con il Progetto Adotta una scuola.