"Ad un mondo migliore si contribuisce soltanto facendo il bene adesso ed in prima persona, con passione e ovunque ce ne sia la possibilità".Benedetto XVI : Deus caritas est

giovedì 21 settembre 2017

Al via un Fondo di 280 milioni di dollari per l'agricoltura africana e rwandese

Raccolta delle patate presso la comunità batwa di Kibali
Il Rwanda è uno degli 11 paesi africani selezionati per beneficiare di un fondo da 280 milioni di dollari, a sostegno dell'agricoltura del continente.L'intero ammontare è stato messo a disposizione, nell’ambito della Partnership for Inclusive Agricultural Transformation in Africa (PIATA),  dalla Fondazione di Bill & Melinda Gates, dalla Fondazione Rockefeller e dall'Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale(USAID) coordinate dall'Alleanza per una rivoluzione verde in Africa (AGRA), un'organizzazione che lavora per migliorare l'output agricolo del continente. La Partnership PIATA è stata lanciata all’African Green Revolution Forum (AGRF) tenutosi ad Abidjan, Cote d’Ivoire, ad inizio mese. Obiettivo della PIATA è sostenere la trasformazione agricola inclusiva in  Africa, concorrendo al miglioramento dei redditi e della sicurezza alimentare di 30 milioni di famiglie agricole di piccoli proprietari in 11 paesi africani da qui  al 2021. I paesi interessati sono: Ghana, Nigeria, Mali, Burkina Faso, Rwanda, Uganda, Kenya, Etiopia, Tanzania, Malawi e Mozambico. PIATA è solo uno dei vari mezzi coi quali ciascuno dei partner sta sostenendo i paesi africani per portare avanti la trasformazione agricola; i suoi partner continuano, infatti, a fornire supporto attraverso percorsi che includono il sostegno diretto alle agenzie continentali, agli enti governativi e ai partner nazionali per il tramite delle rispettive reti operanti sul continente. Il partenariato permetterà ai partner di allineare e integrare gli sforzi esistenti, fornendo nuovi investimenti nello sviluppo. Secondo la relazione sullo stato dell'agricoltura  del 2017, l'Africa necessita di una rivoluzione agricola distinta e che colleghi milioni di piccole aziende alle agro-imprese, creando catene di approvvigionamento alimentare esteso, posti di lavoro e opportunità economiche per i grandi segmenti della popolazione. L'agricoltura è ancora la migliore scommessa per la crescita economica africana inclusiva e la riduzione della povertà che richiede, però, maggiori impegni politici e di finanziamento da parte del settore pubblico e, soprattutto, di quello del settore privato e degli attori non statali  che rivestono un'importanza fondamentale nello sviluppo dell'agricoltura e a sostegno della formulazione dei piani agricoli nazionali nonchè dello sviluppo socio-economico nel suo complesso.

mercoledì 20 settembre 2017

In Rwanda la lotta alla corruzione passa anche dalle denunce dei cittadini

Cartellone anticorruzione 
Come sostenuto dal suo presidente, Paul Kagame, il Rwanda, come qualsiasi altro paese, non può permettersi il lusso di scendere nella palude della corruzione: "una deriva grave per qualsiasi paese, ma ancora più devastante per l'economia di un paese in via di sviluppo come il Rwanda". Per questo, anche per smentire troppi luoghi comuni secondo cui l'Africa è la patria della corruzione, anche se poi certe legislazioni occidentali consentono alle proprie società  di appostare nei propri bilanci le tangenti pagate per fare affari in Africa, la lotta alla corruzione in Rwanda è particolarmente attiva ed efficace.Di recente sono state sottoposte ad indagine, da parte della procura generale,  30 istituzioni pubbliche per riscontrare se i  sospetti di appropriazioni indebite e cattiva gestione dei fondi pubblici denunciate  dall'ufficio del Revisori dei conti  trovassero riscontro, così come certe inerzie dei responsabili apicali a denunciare eventuali casi sospetti. La lotta alla corruzione può però contare in Rwanda sulla collaborazione dei cittadini che sempre più di frequente si rendono disponibili a segnalare casi corruttivi di cui vengono a conoscenza. In questo agevolati da una norma di legge che protegge tutti coloro che volontariamente  forniscono informazioni su fatti criminosi della specie, garantendo agli stessi un livello di riservatezza   sia in sede di denuncia che di testimonianza in tribunale. 
Come dicono in Rwanda, chiunque può fare un fischio al numero verde, il 199 che compare nel cartellone qui a fianco, per segnalare fatti di corruzione. Dai dipendenti di una determinata istituzione ai consulenti, dagli appaltatori fino ai fornitori di servizi, chiunque sia in possesso di informazioni preziose che possano condurre al perseguimento di coloro che abusano della fiducia pubblica  nella gestione delle risorse pubbliche non dovrebbe esitare a denunciare i fatti, consentendo alle autorità preposte di portare le prove in tribunale. L'Uffico del Difensore civico è autorizzato a  compilare regolarmente e rendere pubblico un elenco della vergogna senza attendere la pubblicazione di una relazione annuale, sperando che poi i media facciano la loro parte nel denunciare corrotti e corruttori.
Per concludere, la lotta alla corruzione in Rwanda trova un riscontro anche nell'Indice di percezione della corruzione (CPI)  2016 che vede il Rwanda al 50° posto al mondo, tra i primi quattro paesi africani più virtuosi, a confronto del 60° dell'Italia.

Nuovo gruppo manifatturiero cinese sbarca in Rwanda

Stabilimento C & H Garments LTD (D.Nzohabonimana)
L’avanzata degli investimenti cinesi in Rwanda nel comparto manifatturiero prosegue in maniera spedita. E’ la volta dell'Huajian Group, importante esportatore cinese di scarpe da donna di fascia alta , che ha firmato un memorandum d'intesa, il 10 settembre scorso a Kigali, che prevede un investimento complessivo di 1 milione di dollari in 10 anni, con la creazione di 20.000 posti di lavoro. La fabbrica rwandese è destinata alla produzione di scarpe, abiti, borse, ma anche apparecchiature elettroniche. Alla fine dell'anno in corso, Huajian Group intende formare i primi 200 addetti per avviare l'impianto nell'aprile 2018. Conosciuta per i suoi grossi investimenti in Etiopia dove produce scarpe ora vendute sui mercati occidentali, l'azienda afferma di essere stata attratta  dalla qualità della governance. "Negli ultimi tre giorni ho avuto l'impressione che il Rwanda assomigli a un qualsiasi paese europeo, perché esiste un governo efficace, esercitante una buona gestione", ha detto il presidente del Gruppo, Zhang Huarong. L’investimento del Huajian Group fa seguito a quello, del tutto analogo, della società cinese  C & H Garments LTD, anche questa attiva in Etiopia come uno  dei maggiori produttori di scarpe dell'Africa sub-sahariana, che dal 2015 opera, nell’area industriale speciale di Kigali, con  uno stabilimento dove si producono  capi di abbigliamento per l’export e per il mercato interno, con una forza lavoro di un migliaio di addetti in crescita, essendo prevista l’apertura di una nuova fabbrica con la creazione di  5.000 nuovi posti di lavoro. I richiamati investimenti cinesi s’inquadrano nel progetto perseguito dalle autorità rwandesi di rafforzamento del "Made in Rwanda", come strumento  per perseguite la propria strategia di sviluppo del proprio mercato di esportazione di manufatti che affianchino i tradizionali the e caffè. In linea anche con le raccomandazioni della Banca Mondiale che nella sua ultima relazione sull'economia rwandese, pubblicata la scorsa settimana, ha invitato il governo a riconoscere il potenziale di crescita delle esportazioni di prodotti finiti a beneficio dell'intera economia.

mercoledì 13 settembre 2017

Le prospettive dell'acquacoltura rwandese

Acquacultura a Muyanza
Pesca tradizionale  nel lago Muhazi
Il Rwanda si è posto l'obiettivo di produrre 112.000 tonnellate di pesce all'anno entro la fine del prossimo quinquennio, quasi sei volte la produzione attuale, pari a 25.500 tonnellate che non coprono il fabbisogno di circa 40.000 tonnellate all'anno.
Per raggiungere questo obiettivo, diversi esperti hanno chiesto investimenti sostanziali in settori prioritari, investimenti che possono raggiungere i 20 milioni di dollari nei prossimi cinque anni e riguardare  la ricerca sull'acquacoltura, lo sviluppo delle competenze, lo sviluppo delle infrastrutture e le abilità di produzione. Secondo il Rwanda Agriculture Board (RAB), tali investimenti nel settore della pesca potrebbero sbloccare il potenziale di pesca del Rwanda e contribuire a generare più di 2,5 miliardi di dollari in cinque anni; già ora il comparto garantisce circa 200.000 posti di lavoro, compresi quelli dell'indotto.
Alfred Niyonzima, proprietario della fattoria di pesce Kirambo nel distretto di Nyamasheke, dove dispone di 12 gabbie di pesci, con 1.000 pesci ciascuno, in un'intervista a The New Times  ha dichiarato che ha intenzione di investire in altre 20 gabbie ciascuna con capacità di ospitare 3.000 pesci.Una gabbia con 3.000 pesci ha un costo di circa 2.500 euro, ma può avere una resa di almeno 7.000 euro in sette mesi, sulla base di un prezzo al Kg di 3 euro e una resa di circa 700 chilogrammi per gabbia. Pur avendo il Rwanda un ricco patrimonio lacustre, e non mancando  persone disposte ad avventurarsi in questo tipo di allevamento, il settore è ancora frenato da un basso numero di persone con le competenze necessarie nell'allevamento di pesci, da scarsità  di piccoli di  pesce e mangime che, oltrettutto, sconta prezzi ancora elevati di circa Rwf800 ( 80 centesimi di euro) al kilogrammo che dovrebbe dimezzarsi per renderlo conveniente. . 
 Il dott. Wilson Rutaganira, del programma dell'acquacoltura e della pesca della RAB, ha dichiarato che  dovrebbero essere previsti incentivi  per aiutare gli agricoltori ad accedere ai piccoli di pesce e ai mangimi a prezzi sovvenzionati.
Secondo lui, gli agricoltori stessi sono in grado di produrre i pesci necessari se facilitati, citando l'Egitto che è riuscito a raggiungere gli obiettivi di produzione di pesce in meno di cinque anni, disponendo di aree lacustri inferiori a quelle del Rwanda che dispone di 24 laghi che coprono circa l'8 per cento della superficie totale del Rwanda.
Le principali specie di pesci che si trovano  nei laghi rwandesi includono la Tilapia, il Pesce gatto africano, l'Haplochromis sp e la Rastrineobola argentea.

giovedì 7 settembre 2017

Il franco rwandese s'indebolisce sull'euro: cambio a quota 1000

Martedì 5 settembre ci volevano 1.005 Franchi rwandesi per acquistare un Euro, il picco massimo raggiunto nella dinamica di cambio tra le due valute. In un anno la valuta rwandese ha avuto un andamento, rappresentato dal grafico a fianco riportato, caratterizzato da un rafforzamento fino a fine 2016, con un massimo di  Frw 855,20 fissato il  15 dicembre 2016, e un conseguente indebolimento concretizzatosi in questi giorni.L'andamento risente in maniera significativa del rafforzamento della valuta europea sui mercati dei cambi. Più regolare risulta l'andamento della valuta rwandese nei confronti del dollaro Usa che si è mantenuto nell'arco del 2017 entro il range di 820-840 Frw per un dollaro.

mercoledì 6 settembre 2017

Se la malaria arriva in Italia e si scopre che non c'è un vaccino

Di fronte alla notizia della morte per malaria della bambina di quattro anni che sta creando non poche preoccupazioni nell’opinione pubblica italiana, causa principalmente l’incapacità da parte dei responsabili sanitari di trovare la causa dell’infezione, risulta quanto mai interessante la riflessione dell’inviato di guerra de Il Giornale, Gian Micalessin. Riflessione che si riassume nel paradosso:prendila in Africa o in Asia e te la caverai in tre giorni al pari di un raffreddore. Se invece te la devono diagnosticare in Italia rischi di morire.
Un paradosso sperimentato sulla propria pelle da migliaia di  abituali  visitatori di paesi africani. Semmai va aggiunta un’ulteriore riflessione: appena un caso di malaria ci tocca da vicino si scopre che non esiste un vaccino per una malattia che secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che ha celebrato il 25 aprile il “World Malaria Day”, solo nel 2016  ha fatto registrare, in tutto il mondo, 212 milioni di casi, con 429mila morti. L’Africa rimane il continente più colpito, con il 90% dei casi e il 92% delle morti.Come riferito dall'agenzia AGI, qui ancora oggi gran parte della popolazione continua a soffrire, in maniera sproporzionata rispetto agli altri continenti, di morti premature e di disabilità evitabili, causate da una malattia che colpisce soprattutto le persone povere. Più a rischio di tutti le donne in attesa e i bambini che vivono in condizioni svantaggiate, con difficoltà di accesso e utilizzo dei servizi di prevenzione e cura.

domenica 3 settembre 2017

In via di ultimazione i lavori dell'acquedotto Rubaya-Kabugo

Stanno per concludersi i lavori del primo lotto dell'acquedotto di Rubaya-Kabugo, come documentato da queste foto. In settimana dovrebbero iniziare i lavori anche del secondo lotto che portera' l'acqua alla comunita' di Rubaya.



domenica 27 agosto 2017

Se a Kigali i vu cumprà hanno vita meno facile che da noi

I venditori ambulanti si trovano a tutte le latitudini.Mentre però da noi sono un fenomeno che è ormai entrato a far parte della normalità quotidiana, sia in città che nei paesi della provincia, piuttosto che nelle stazioni di vacanze,  e praticamente accettato da chi dovrebbe far rispettare la legge, in una capitale africana come Kigali i responsabili non sembrano disposti a chiudere un occhio e a scendere a compromessi sul fenomeno. E' di questi giorni un'ulteriore stretta da parte delle autorità di polizia intenzionate a stroncare con sequestri e forti multe, 10.000 Frw a venditore ed acquirente ( pari a poco più di 10 euro mezzo mese di paga di un lavorante agricolo), un'attività da tempo oggetto di appositi provvedimenti limitativi.
Giovane madre con bambino chiede un'offerta
E' da almeno il 2015 che a Kigali la vita per gli ambulanti irregolari è estremamente difficile. Da quella data fu, infatti, introdotta un'apposita normativa per stroncare il commercio illegale e allontanare tutti i venditori dalle strade della capitale, costringendoli ad associarsi in cooperative per sviluppare le loro attività in maniera regolare e vendere la loro merce in appositi punti vendita, con il conseguente versamento delle tasse sui loro commerci.  Qualche anno fa furono censiti oltre 6000 venditori ambulanti  operanti nella capitale: si va dalle donne che offrono frutta e verdura provenienti dalla campagna, ai ragazzi  che offrono oggettistica turistica, la più svariata, piuttosto che cartine geografiche o atlanti del Rwanda. Già migliaia di questi sono stati  formati nella gestione d'impresa per aiutarli a formalizzare le loro piccole imprese. Per incentivare questa trasformazione è stato anche offerto un anno di  franchigia fiscale.   "L'attività di vendita ambulante è illegale ed è a questo proposito che noi incoraggiamo tutti i venditori ambulanti della città a rispettare le norme e i regolamenti riguardanti il ​​modo di procedere in qualsiasi attività commerciale, per essere pronti a lavorare nei mini market che la città ha preparato per loro, perché questo li aiuterà a migliorare la loro vita quotidiana, socialmente ed economicamente " ha detto un responsabile comunale. In compenso la città, secondo le intenzioni della municipalità, dovrebbe diventare ulteriormente più pulita e sicura, come autorevolmente riconosciuto da un sondaggio internazionale Gallup che la colloca come la seconda città percepita come più sicura in Africa e 11° al mondo. Rimarranno probabilmente escluse da questi interventi le molte giovani donne, con i loro bambini portati sulle spalle, che spesso s'incontrano in città alla ricerca di un'offerta per sopravvivere.

martedì 22 agosto 2017

Meglio una cooperativa per l'accoglienza in Italia che un acquedotto in Africa?

Rwanda-Kibali:Bambini Batwa orfani inseriti
nel Progetto Adozioni dell'Associazione Kwizera
Giunti al termine della lettura del  messaggio del Papa per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2018,  che si articola lungo le linee d’azione dell’accogliere, proteggere, promuovere e integrare, non nascondiamo di aver provato un certo disagio e disorientamento. Sentimenti che nascono dal non aver trovato nel Messaggio alcun accenno alle condizioni di vita di centinaia di milioni di persone,  da cui traggono appunto origine i flussi migratori descritti, e conseguentemente alcun minimo accenno all’azione che migliaia di volontari mettono in campo, alle diverse latitudini, per 
Italia-Pistoia: Migranti in un momento
di relax in  piscina
rimuovere le cause del fenomeno migratorio portando, là dove necessario, qualche forma d’aiuto. Il tutto per tentare di creare i presupposti per dare forma a quel "diritto a non emigrare" che è una costante della Dottrina sociale della Chiesa e che lo stesso papa Francesco ha richiamato nell'analogo
 Messaggio del 2016, quando chiedeva che milioni di africani potessero “vivere con dignità, anzitutto esercitando il diritto a non emigrare per contribuire allo sviluppo del loro Paese ". A questo punto è lecito domandarsi se valga ancora la pena impegnarsi nell’aiuto ai popoli bisognosi, a casa loro, o se non sia meglio attendere comodamente qui, a casa nostra, i migranti, lucrando sulla loro accoglienza con i soldi dello Stato e raccogliendo, in sovrappiù, l’unanime apprezzamento del mondo politico ed ecclesiale. In conclusione: chiudiamo il cantiere per la costruzione di un acquedotto in Africa e apriamo una bella cooperativa dedita all’accoglienza qui in Italia?
Ma, poi, chi lo dice ai nostri amici rwandesi? 
Allora sarà meglio andare avanti sulla strada intrapresa!
Per un'analisi del Messaggio in un'ottica universale, che travalichi le strumentalizzazioni italiane, suggeriamo l'articolo dell'africanista Anna Bono, comparsa sul numero odierno de La nuova Bussola quotidiana (clicca qui).

venerdì 18 agosto 2017

Incontro con suore rwandesi al monastero di Grandate

Suor Eugenia, sr Odette, sr Jeanne d'Arc, sr Rolanda
L'incontro  con le quattro suore rwandesi, impegnate in un periodo di ritiro spirituale nel convento di clausura delle Suore Benedettine di Grandate, è avvenuto con lo scambio di un cordiale mwaramutse-buongiorno all'entrata del convento. Suor Odette, suor Rolanda, suor Jeanne d'Arc e suor Eugenia sono suore dell'ordine Abizeramariya provenienti dalla diocesi di Butare. Sono in Italia da alcuni anni:  presso la parrocchia di Mozzate, nella diocesi di Milano, le prime due e in quella di Castelluccio dei Sauri, in  provincia di Foggia, le altre due. Tutte quattro sono impegnate nell'assistenza pastorale all'interno delle rispettive parrocchie, con particolare attenzione per gli anziani. Una vocazione questa che avevamo già avuto modo di sperimentare nel 2003, a Byumba, quando accompagnati da don Paolo Gahutu avevamo avuto occasione di incontrare  gli anziani ospiti di una casa di accoglienza, proprio di questo ordine religioso. Pur venendo dalla diocesi di Butare, numerose sono risulatate le conoscenze comuni di suore e sacerdoti rwandesi.
 Visita alla casa per anziani di Byumba nel 2003
Sull'onda di questa comunanza, abbiamo fatto una vera e proprio full immersion nel Rwanda, supportati anche dallo scorrere delle immagini del calendario Kwizera e della pubblicazione Kwizera-Rwanda che abbiamo donato quale ricordo di questo imprevisto incontro e che alle nostre suore sono valse un momento di ritorno al paese di origine, dove hanno occasione di recarsi per un periodo di vacanza solo ogni tre anni.
Dobbiamo ringraziare suor Maria Maddalena del Risorto delle Benedettine di Grandate che, conoscendo il nostro interesse per il Rwanda, ci ha prontamente informati di questa presenza delle sorelle rwandesi, offrendoci l'opportunità di un incontro speciale, che potrebbe ripetersi in futuro in  Rwanda, dove, sfruttando l'acquisita conoscenza dell'italiano,  si potrebbe  lavorare insieme. 

The New Times: su Kibeho una bugia e una omissione di troppo

L'editoriale de The New Times di  ieri avanza, sulla scorta delle celebrazioni tenutesi a Kibeho del giorno dell'Assunta, una proposta apparentemente conciliante e di pace ma al fondo "interessata" e strumentale. Sottolineando la folta partecipazione di pellegrini  alla celebrazione e rammentando gli omicidi e le crudeltà che vi furono nel 1994 proprio a Kibeho,  il quotidiano filogovernativo auspica che Kibeho diventi un luogo di pace e a tal fine suggerisce che "il governo e le altre parti interessate dovrebbero approfittare per sollecitare il clero a cogliere questa opportunità per espiare gli errori del passato predicando l'amore e il perdono". E ancora "le organizzazioni religiose potrebbero andare avanti e costruire un centro di pace nel luogo in cui hanno violato i loro voti".Insomma siamo alla solita e periodica richiesta alla Chiesa cattolica di un atto di contrizione propedeutico a una piena riconciliazione.
L'editoriale si ferma qui. Due elementi minano pero' la sincerità della proposta, evidenziandone la strumentalita': una bugia e una omissione.
Non risponde, infatti, a verita' storica il coinvolgimento, come scritto da The New Times, del vescovo del luogo negli eccidi del 1994. Vescovo in quel periodo era mons. Augustin Misago, del quale l'editoriale artatamente non fa il nome ben sapendo che un tribunale della Repubblica del Rwanda ha mandato assolto il vescovo da ogni accusa di coinvolgimento nei fatti del 1994, nel giugno del 2000, dopo oltre un anno di  carcere.
Al riguardo, qualcuno dovrebbe forse farsi carico di difendere la memoria del presule da simili subdole attacchi che, alla luce della citata sentenza , si configurano come diffamazione!
Altrettanto grave e' l'omissione. Parlare di omicidi e crudelta' che hanno avuto come teatro Kibeho senza fare menzione di quanto successo  nell'aprile 1995, proprio a Kibeho, quando militari dell'esercito rwandese irruppero nel campo profughi uccidendo oltre 4000 persone, secondo dati forniti da osservatori internazionali, non depone a favore della credibilita' e imparzialita' della proposta.

mercoledì 16 agosto 2017

Non di solo pane vive l'uomo: parte la raccolta fondi

Il Progetto "Non di solo pane vive l'uomo.." lanciato dall'Associazione Kwizera onlus a sostegno dell'iniziativa delle  suore Clarisse di Kamonyi volta a edificare un nuovo monastero a Nyinawimana, nella diocesi rwandese di Byumba, che accolga le sempre più numerose vocazioni claustrali che fioriscono in Rwanda (clicca qui),  è entrata nella sua fase esecutiva con la prossima individuazione dell’impresa realizzatrice.
Le Clarisse di Kamonyi hanno quindi dato avvio alla raccolta fondi, aprendo un apposito conto corrente su una banca del Rwanda, le cui coordinate bancarie sono riportate qui di seguito:
 Monastère NYINAWIMANA
B.P 5 BYUMBA- RWANDA
N° de Compte: 00040 06945589 40 EUR
Bank of Kigali (BK) -  BKIGRWRWX
Titulaire du Compte: Ordre de Sainte Claire au Rwanda
Tenuto conto degli oneri bancari di trasferimento fondi a livello internazionale, ci permettiamo di segnalare anche le coordinate bancarie del conto dell’Associazione Kwizera onlus, su cui potranno essere accreditati gli importi meno importanti​​​ che saranno bonificati sul conto del monastero, in ununica e più economica soluzione, dando specifica informativa di ogni singolo versamento al Monastero stesso:
Associazione Kwizera onlus
Istituto bancario Credito Valtellinese
IBAN: IT 17 M0521652160000000092361 
Causale: Progetto Non di solo pane vive l’uomo
La proposta dell'Associazione Kwizera è rivolta primariamente ai numerosi operatori italiani ma anche stranieri attivi nella diocesi di Byumba; ad essi  si chiede di concorrere con una percentuale anche contenuta dei fondi destinati alle  loro iniziative- Kwizera destinerà al Progetto il 5% dei fondi destinati al Rwanda per il 2017 - così da poter dare corso, tutti insieme,  alla realizzazione di un progetto, finanziariamente impegnativo ma dall’alto profilo ideale, quale la costruzione del nuovo monastero.Naturalmente saranno ben accetti anche i contributi di singole persone che condividono lo spirito del progetto.Per eventuali contatti diretti con la priora della comunità di Kamonyi, Madre M. Letizia, si potrà ricorrere a: clarisseskamonyi@yahoo.fr​​​.

domenica 13 agosto 2017

Aiutiamoli a casa loro: quando la realtà dei numeri supera ogni ideologismo

Questo video, anche se un po' datato e riferito in particolare alla realtà americana, aiuta a riflettere, con logica stringente, sul fenomeno migratorio, avendo come riferimento la realtà fattuale piuttosto che fuorvianti approcci ideologici, di qualunque colore essi siano. 


venerdì 11 agosto 2017

L' iniziativa "Non di solo pane vive l'uomo..." su Avvenire



Riportiamo il ritaglio stampa dell'articolo, a firma Laura Baradocchi, apparso nell'edizione di ieri di Avvenire, in cui viene ripresa l'iniziativa " Non di solo pane vive l'uomo..." dell'Ass. Kwizera a sostegno delle clarisse di Kamonyi.

mercoledì 9 agosto 2017

Le sfide che attendono Kagame

Vinte le elezioni con un plebiscitario 98,63%, essendosi spartiti il resto dei voti i due altri contendenti nella competizione elettorale, il presidente Paul Kagame si appresta a iniziare un nuovo settennato di governo del Rwanda. Le sfide che lo attendono non sono poche e sono state tutte chiaramente evidenziate dalle più autorevoli testate internazionali in sede di presentazione della recente tornata elettorale. Ne ha fatto una sintesi realistica The Economist in un suo articolo impietosamente intitolato Many Africans see Kagame’s Rwanda as a model. They are wrong, ( Molti africani vedono il Rwanda di Kagame come un modello. Si sbagliano), in cui, dopo aver riconosciuto gli indubbi meriti della governance rwandese  a partire dal 1994, evidenzia le criticità in tema di diritti e libertà democratiche, concludendo con un brutale benservito a Paul Kagame: "Dopo le elezioni  l'uomo forte del Rwanda dovrebbe ritirarsi con grazia". 
Non crediamo che Kagame aderisca al duro diktat del settimanale britannico, e ne avrebbe buon motivo non essendoci, allo stato, un’altra figura in grado di garantire al Rwanda una continuità degli standard attuali di vita civile in termini di sicurezza e di trend di sviluppo economico. Sbaglierebbe comunque a sottovalutare e tacitare, sull’onda della schiacciante vittoria, le critiche avanzate da più parti, opponendo i successi a livello di sviluppo economico e di sicurezza. 

martedì 8 agosto 2017

Padre Albanese: in Rwanda segni di democratizzazione "dal basso"

Segnaliamo questa interessante analisi di padre Giulio Albanese, grande esperto d'Africa, apparsa su Avvenire di sabato, dedicata alla tornata elettorale africana in cui è contenuto anche questo passaggio dedicato al Rwanda. Un'analisi, tutta ancora da riscontrare nella realtà, che nella sua estrema sintesi offre  un elemento di speranza. 
" ....vi sono elementi di novità che non andrebbero sottovalutati. Ad esempio, in un paese come il Ruanda, nonostante la leadership ininterrotta (dal lontano 1994, anno del genocidio) del regime di Paul Kagame – personaggio controverso, feroce con i dissidenti e responsabile di pesanti ingerenze militari nel vicino ex Zaire – si sta affermando un graduale processo di democratizzazione "dal basso", frutto della lenta ma sicura maturazione di un’opinione pubblica interna sensibile alla cittadinanza e al superamento dell’etnocentrismo politico. Il fatto che il governo di Kigali continui a essere saldamente nelle mani del Fronte patriottico ruandese (Fpr), grazie anche ai successi delle politiche di modernizzazione messe in atto in questi anni dal regime, non esclude scenari inediti alla narrazione giornalistica internazionale.Esiste, infatti, una resistenza democratica locale fatta di piccole realtà rurali e cittadine, espressioni eloquenti della società civile, che, con impegno e determinazione, silenziosamente, contribuisce a modificare i meccanismi di relazioni interetniche, rafforzando il ruolo socioeconomico dei territori e delle comunità autoctone. Si tratta di reti di solidarietà che nascono soprattutto tra i giovani e le donne, nuove mentalità di gestione e innovative pratiche di management sociale; gruppi informali i cui attori mutano e si diversificano costantemente, con una coscienza accresciuta dei loro diritti di cittadinanza".

domenica 6 agosto 2017

Plebiscito per Kagame, riconfermato presidente fino al 2024

Al solo fine di fare memoria dell'evolversi istituzionale del Rwanda ricordiamo che la Commissione elettorale nazionale rwandese ha reso noti i risultati delle elezioni presidenziali che si sono tenute venerdì 4 agosto.
I votanti sono stati oltre 6,7 milioni di rwandesi e i tre candidati in lizza hanno ottenuto questi risultati:
il presidente uscente Paul Kagame ha avuto 6,650,722, pari al 98,63 per cento dei voti;
il candidato indipendente Phillippe Mpayimana ha ottenuto il secondo posto con 49,117 voti (0,73 per cento);
il candidato Frank Habineza del Partito verde democratico Rwanda ha ottenuto 31,633 voti (0,47 per cento).
Le elezioni si sono svolte in un clima tranquillo, e i perdenti hanno riconosiuto la sconfitta.
Paul Kagame sarà presidente per i prossimi sette anni, così come previsto dalla riforma costituzionale approvata nel dicembre scorso, e potrà concorrere ai due successivi mandati che avranno una durata di cinque. Potrà quindi rimanere teoricamente alla presidenze fino al 2034, quando avrà 77 anni.

mercoledì 2 agosto 2017

Il nuovo Nunzio: il Rwanda ha bisogno di sacerdoti santi

mons. Andrzej Józwowicz
In attesa di formalizzare la presentazione delle proprie credenziali alle autorità rwandesi, il nuovo Nunzio, mons. Andrzej Józwowicz, ha avuto occasione di presentarsi alla Chiesa rwandese in occasione della solenne cerimonia, tenutasi  a Kabgayi il 22 luglio scorso, in cui sono stati ordinati 63 novelli sacerdoti.  Si celebrava anche il centenario dell'ordinazione dei primi sacerdoti rwandesi, Padre Donat Reberaho e padre Balthazar Gafuku, avvenuta nel mese di ottobre 1917.
Nell'occasione, mons. Józwowicz ha rivolto ai numerosi presenti,  a partire "dall'impressionante numero dei candidati al sacerdozio... segno molto eloquente della benedizione di Dio per il popolo del Ruanda" un forte richiamo "a proclamare la Buona Novella a tutti, ma soprattutto agli emarginati, ai poveri e alla gente afflitta che vivono nella periferia della vita umana". Ricordando le parole del connazionale, san Giovanni Paolo II, ha poi sottolineato l'importanza del ministero della misericordia e della riconciliazione, richiamando gli stessi sacerdoti  a  ricorrere a loro volta regolarmente alla propria  confessione personale e a una direzione spirituale. 

venerdì 28 luglio 2017

Intervista alla superiora delle clarisse di Kamonyi

L'agenzia AciStampa dedica un suo lancio alle clarisse di Kamonyi.Il pezzo, a firma Simone Baroncia, ripercorre la storia della presenza della clarisse in Rwanda così come da noi descritta in un precedente post ed e' arricchito da una interessante intervista alla responsabile della comunita' di Kamonyi che qui di seguito riportiamo.
"Alla madre superiora, suor Maria Letizia Mukampabuka, abbiamo chiesto di raccontarci il ruolo delle consacrate nella Chiesa africana: “Le persone consacrate hanno una forte attività nei Paesi africani, i quali sono ancora in via di sviluppo. Qui in Rwanda come altrove le persone consacrate si occupano di una grande parte dell’educazione nelle scuole a tutti i livelli a anche le Istituzioni di qualche Università Cattolica. Le Consacrate hanno anche un posto molto importante nei settori dalla salute (sanità): ospedali, ambulatori, pronto soccorso. Sia fisico, psichico, morale. In questi settori, le Consacrate trovano modo di Evangelizzare e promuovere azioni di Pace, di Giustizia e l’armonia tra i popoli”.
Come si vive la fede cattolica in Rwanda?
“La Vita Contemplativa è come il motore che attiva dal di dentro tutte queste attività, dandole un’immagine di vita eterna. Attraverso creature chiamate a una vita di preghiera, di lode e di adorazione. Così l’opera dell’uomo si trasfigura e va al di là del visibile e umano per rispondere ai desideri di Dio Creatore e Padre e soprattutto accogliere i suoi disegni d’Amore per l’Uomo, figlio prediletto e il creato in genere. Certo, tutto dipende della fede, comunque si potrebbe dire che il popolo Rwandese risponde abbastanza bene a questi valori, testimoniando nella vita, momenti di riconciliazione e azioni di unità. Tutto questo lo si può attingere da una vita di Preghiera, incoraggiata anche da modelli Evangelici”.

martedì 25 luglio 2017

Iniziati i lavori dell'acquedotto Rubaya-Kabugo

I primi lavori sulla sorgente
Sono iniziati la settimana scorsa i lavori per la realizzazione dell’acquedotto di Rubaya-Kabugo nella parrocchia di Bungwe. Si tratta di un acquedotto che porterà l’acqua potabile a due piccoli villaggi della campagna rwandese, Rubaya e Kabugo, dove spesso la normalità di poter disporre di un bicchiere d’acqua comporta lunghi e faticosi viaggi, anche di kilometri, per raggiungere le poche sorgenti disponibili. L’opera, finanziata all’associazione Kwizera e realizzata dall’impresa Falide di Byumba con l’apporto della popolazione locale, convoglierà l’acqua attinta a due sorgenti locali, attraverso circa 4.000 metri di tubazione e le cisterne necessarie, alle due comunità di Rubaya e di Kabugo. Rubaya  è un villaggio di circa 749 famiglie raccolte attorno alla Chiesa cattolica, alla scuola, al centro di sanità, agli uffici della comunità civile, al mercato e al macello. Kabugo è una comunità di 150 famiglie dotata di una scuola materna, di una chiesa cattolica e di una protestante. L’inizio dei lavori è stato salutato con favore dalle autorità civile del posto, a partire dal capo del distretto di Gicumbi, Juvenal Mudaheranwa.  La spesa complessiva è stata preventivata in 15,5 milioni di franchi rwandesi, corrispondenti  a circa  17.500 euro. L’intero importo è stato reso disponibile dalla munifica donazione di una benefattrice in memoria di Lia e Rita Accorsini.

venerdì 21 luglio 2017

Parte la telemedicina rwandese anche come strumento di formazione per i medici

Nel momento in cui il Progetto Africa-Italia-Africa, vedi nostro post del febbraio scorso, potrebbe approdare sui tavoli ministeriali per una valutazione circa la sua reale fattibilità, questa notizia conferma indirettamente la fondtezza della proposta di stage professionalizzanti per giovani medici rwandesi di cui il progetto si compone. Il Ministero della Salute rwandese ha lanciato un progetto di telemedicina all'ospedale di Shyira nel distretto di Nyabihu, che dovrebbe contribuire, attraverso l’utilizzo dell’ITC, a un contenimento complessivo dei costi della sanità rwandese a partire da quelli  di trasferimento dei pazienti ad altri ospedali e, soprattutto per quanto ci riguarda, di formazione dei medici.Pur tra inevitabili difficoltà nei collegamenti via internet, che non sempre garantiscono la continuità delle comunicazioni, il progetto dovrebbe consentire ai medici dell’ospedale di avere contatti  con 64 medici specialisti di tutto il mondo, dalla Nigeria agli Stati Uniti, dal Congo all’Uganda,  che trattano diverse malattie e da cui i medici rwandesi potranno avere  importanti supporti.
Parlando al lancio dell'iniziativa, il dottor Innocent Turate, responsabile del centro HIV e di altri reparti di controllo delle malattie infettive nel Centro Biomedico Rwanda, ha dichiarato: "La tecnologia permetterà ai medici di chiedere un secondo parere da esperti di altri ospedali come CHUK, King Faisal o all'estero oltre che beneficiare di formazione e tutoraggio che possono essere forniti da specialisti al di fuori del paese".
A sua volta, il dottor Theoneste Rubanzabigwi, direttore dell'ospedale, sottolineando la necessità di avere medici esperti in Rwanda, ha aggiunto che poichè  " i medici locali necessitano di più formazione e di apprendere di più da medici più anziani, questo progetto aiuterà a ottenere tale formazione senza necessariamente incontri  faccia a faccia ". In quest'ottica, il Progetto pilota per il Rwanda di Stage professionalizzante per giovani medici africani, che fa parte dl più ampio Progetto Africa-Italia-Africa, sembra pienamente rispondente alle necessità evidenziati dai responsabili della sanità rwandese.

lunedì 17 luglio 2017

Iniziata la campagna per le presidenziali 2017: si accendono i riflettori sul Rwanda






E’ iniziata la campagna elettorale delle presidenziali 2017 in previsioni delle elezioni che si terranno  il prossimo 4 agosto e che  decreteranno il prossimo presidente del Rwanda. Tre sono i candidati che concorrono: il presidente uscente Paul Kagame, esponente del Fronte patriottico rwandese (RPF), Frank Habineza del Partito  Verde del Rwanda e il candidato indipendente Philippe Mpayimana. Sul risultato, scontato come nessun altro mai essendo incerta solo la percentuale con cui Kagame si aggiudicherà la tornata, dovrebbero vigilare osservatori internazionali; almeno così recitava un articolo comparso sull’edizione on line
del quotidiano The New Times, ora stranamente non più raggiungibile, in cui si parlava di rappresentanti del The Carter Center, nella persona dell'ex segretario di stato americano John Kerry, e di esponenti dell'Unione Europea. Come naturale, in coincidenza del periodo elettorale si sono accesi anche i riflettori sul Rwanda da parte della stampa  internazionale e delle ong impegnate nella difesa dei diritti umani.  Così è uscito un rapporto dell'ong HumanRights Watch , sdegnosamente respinto dalle autorità governative, in cui si denunciano esecuzioni sommarie da parte della forze di sicurezza rwandesi di una quarantina di piccoli criminali nella parte occidentale del paese. A sua volta, l'autorevole settimanale britannico The Economist ha pubblicato un articolo dal titolo, Many Africans see Kagame’s Rwanda as a model. They are wrong, ( Molti africani vedono il Rwanda di Kagame come un modello. Si sbagliano), in cui, dopo aver riconosciuto gli indubbi meriti della governance rwandese  a partire dal 1994, conclude, dopo aver evidenziato le criticità in tema di diritti e libertà democratiche, con un brutale benservito a Paul Kagame: " Dopo le elezioni  l'uomo forte del Rwanda dovrebbe ritirarsi con grazia". Presumibilmente, questo è solo l'inizio; da qui  in avanti, per qualche tempo, il Rwanda sarà sotto i riflettori della comunità internazionale e con i riconoscimenti arriveranno, immancabili, anche le critiche. 

mercoledì 12 luglio 2017

Come rispondere ai bisogni economici della Chiesa rwandese: esperti a confronto

I rappresentanti delle diocesi rwandesi, esperti in affari economici, sono riuniti in questi giorni a Kigali, presso il centro  San Vincent Pallotti di Gikondo, per un workshop  sui bisogni finanziari e sulla gestione delle risorse economiche della Chiesa rwandese. Perché, come affermato nell’indirizzo di saluto di Mons Célestin Hakizimana, Vescovo di Gikongoro e Presidente della Commissione episcopale per gli affari economici,  è "il momento per la Chiesa cattolica di rivedere le proprie strategie nella mobilitazione dei fondi necessari per condurre correttamente il proprio apostolato, pervenendo, dopo tanto parlare, a proposte efficaci che rispondano alle pressanti sfide a cui sono chiamate le diverse diocesi. Nel seminario, i partecipanti si scambieranno le loro esperienze interrogandosi su come porre rimedio alla sempre più evidente carenza di fondi, di come reperire nuove risorse finanziarie e su come gestirle al meglio, così come dare attuazione con professionalità ai diversi  progetti in cui quasi tutte le diocesi sono impegnate. Nel dibattito dovrebbe avere spazio, in primis, la valorizzazione del consistente patrimonio di terreni agricoli di cui dispongono tutte le diocesi, non poche volte abbandonato a se stesso e comunque non valorizzato appieno, secondo i criteri di una moderna agricoltura che, in mano ai privati, in Rwanda comincia a dare risposte reddituali significative. Anche nel caso di loro affidamento a cooperative agricole, attenti criteri gestionali accompagnati all’introduzione di più moderne tecniche agricole  può portare a rese economiche importanti con beneficio di tutte le parti coinvolte, superando anche la mera logica della lotta alla fame. Senza dimenticare che terreni incolti richiamano l’attenzione delle autorità con il conseguente rischio di non improbabili misure di esproprio ( vedi al riguardo questo nostro vecchio post)Anche molti edifici costruiti nel passato richiederebbero opere di recupero e ripristino. Troppo spesso, infatti, vengono messi in campo nuovi investimenti immobiliari, lasciando inutilizzati e destinati a un inevitabile degrado immobili che potrebbero essere ancora utilizzati. Da ultimo un’attenzione dovrebbe essere riservata alla valorizzazione, nel lungo termine, di investimenti già in essere, come nel caso della banca RIM. In questo momento in Rwanda le attività finanziarie stanno attirando l’attenzione degli investitori esteri per le potenzialità che il mercato offre, le diocesi dovrebbero quindi vedere nella RIM non solo uno strumento per intervenire a sostegno dei risparmiatori e delle famiglie, ma anche un vero e proprio investimento che dovrebbe garantire un ritorno in termini di dividendi annui nel breve periodo e una sua crescita di valore nel tempo. Altrettanto va detto per iniziative in campo turistico ( alberghi e ristoranti). Fondamentale resta però la gestione professionale di tutte queste attività, che devono essere affidate primariamente a professionisti e tecnici affidabili e provati, qualità non necessariamente riscontrabili in un bravo sacerdote ( vedi questo post).Per quanto invece riguarda il reperimento di fondi da donatori esteri rimangono sempre valide queste nostre passate  riflessioni ( clicca qui).

sabato 8 luglio 2017

Benvenuti nel club ”Aiutiamoli a casa loro”

Sull’immigrazione si cambia verso.Improvvisamente, quasi come l’esplodere di un temporale estivo, irrompe nel dibattito politico un cambiamento nella politica italiana sull’immigrazione. Ne fanno testo le dichiarazioni di diversi esponenti politici, a partire dall’ineffabile Matteo Renzi.
Post pubblicato e prontamente rimosso
  sul sito del PD
«Dobbiamo avere uno sguardo d'insieme uscendo dalla logica buonista e terzomondista per cui noi abbiamo il dovere di accogliere tutti quelli che stanno peggio di noi - scrive il leader del Pd nel suo ultimo libro, Avanti -. Se qualcuno rischia di affogare in mare, è ovvio che noi abbiamo il dovere di salvarlo. Ma non possiamo accoglierli tutti noi». E ancora « è evidente che occorre stabilire un tetto massimo di migranti, un numero chiuso..... nel rispetto della sicurezza e della legalità». 
Di rincalzo il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, dopo aver affermato ieri come in Italia «non  ci sia una capacità di accoglienza illimitata», ha riaffermato oggi al G20  « la  differenza giuridica tra rifugiati e migranti economici. Ma questi sono oltre l'85% degli arrivi e quindi gestire e contenere i flussi è e sarà sempre più una sfida europea e globale - aggiungendo inoltre - occorre investire in Africa per lo sviluppo e contro le conseguenze del cambiamento climatico, stabilizzare la Libia, combattere i trafficanti di esseri umani». 
Lo stesso Enrico Letta, padre della missione Mare Nostrum, si adegua, dicendo sì a «una distinzione netta tra i richiedenti asilo per ragioni politiche, rifugiati che scappano e hanno diritto ad una tutela totale, e coloro che vengono per ragioni economiche rispetto ai quali è giusta una selettività, sono giuste delle quote». 
Come si vede cambia anche il linguaggio anche se, purtroppo, ancora oggi c'è chi non smette di giocare con le parole, come capita al sito della Caritas di una importante diocesi italiana in cui l'emergenza migrazione è trattata sotto l'insegna, leggermente mistificatoria, "Accoglienza profughi".Caso a parte è quello della presidente della Camera, Laura Boldrini, che dalla sua ha l'aggravante di essere una conoscitrice del fenomeno per i suoi trascorsi professionali di portavoce per l'Italia dell'agenzia ONU per i profughi UNHCR, che archivia tutte le sue passate crociate con questo tweet che le merita l'immediata ammissione al club "Aiutiamoli a casa loro":
Fuori tempo massimo, ma sono arrivati anche  loro, veri responsabili dell'attuale situazione, se risultano vere le recenti rivelazioni dell'ex ministro degli esteri del governo Letta, Emma Bonino, secondo il quale “Siamo stati noi tra 2014 e 2016 a chiedere che gli sbarchi avvenissero tutti in Italia”.
Da  qui in avanti scommettiamo che il dibattito, anche sui grandi media, cambierà e certi argomenti non saranno più tabù.
Adesso aspettiamo che anche da parte di certi esponenti della Chiesa italiana ci sia il recupero di quel sano realismo cristiano  che permetta un approccio del fenomeno migratorio meno sentimentale e contingente e  capace di andare alla radice del fenomeno di cui la pur drammatica vicenda dell'umanità dei barconi è solo una spia. Tanto per cominciare rivolgendo lo sguardo a quei  1216 milioni di africani che risiedono sul continente, di cui quasi 400 milioni vivono con meno di 1,25 dollari al giorno ( un 30° del costo quotidiano che  lo stato italiano si accolla per l'accoglienza di un migrante), per i quali l'accoglienza va declinata in loco, dopo aver percorso il ponte verso l'Africa. Perchè  l'accoglienza vera più che gestione remunerata dell'ospitalità è attenzione gratuita all'altro.

lunedì 3 luglio 2017

Inizia la missione del nuovo nunzio

L'accoglienza di mons. Józwowicz, da parte dei vescovi rwandesi
Mons. Andrzej Józwowicz, nominato nel marzo scorso da papa Francesco  nuovo nunzio in Rwanda, è arrivato a Kigali nella serata del 28 giugno, accolto all’aeroporto di Kanombe dal presidente della Conferenza episcopale rwandese, mons Philippe Rukamba, vescovo di Butare, accompagnato dai vescovi di Kabgayi, Kibungo e dall’arcivescovo di Kigali. Con l'arrivo di mons. Józwowicz ed espletati gli adempimenti formali di presentazione e a accettazione delle credenziali da parte delle autorità, la nunziatura in Rwanda torna ad avere un suo preposto, dopo che il precedente nunzio, mons. Luciano Russo, aveva lasciata vacante la sede nel luglio scorso, essendo stato chiamato a reggere le nunziature di Algeria e Tunisia, con sede ad Algeri. In questo periodo l’operatività della nunziatura è stata assicurata dal segretario,  il lettone don  Antons Prikulis.
Mons. Andrzej Józwowicz è nato a Boćki (Polonia) il 14 gennaio 1965.È stato ordinato sacerdote il 24 maggio 1990 e incardinato a Łowicz. È laureato in Utroque Iure. Entrato nel Servizio diplomatico della Santa Sede il 1° luglio 1997, ha prestato successivamente la propria opera presso le Rappresentanze Pontificie in Mozambico, Thailandia, Ungheria, Siria, Iran, Russia. Conosce l’italiano, l’inglese, il francese, il russo, il portoghese.
Ha ricevuto l'ordinazione episcopale il 27  maggio scorso nella Cattedrale di Lowicz  in Polonia, in una cerimonia  presieduta dal segretario di stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin.

martedì 27 giugno 2017

Accordo Italia-Rwanda per favorire partnership industriali

La  presenza italiana nell’economia del Rwanda, finora quasi nulla se si escludono alcune iniziative commerciali e ristorative, potrebbe trarre un significativo impulso dalla firma di un accordo di collaborazione tra Confindustria Assafrica & Mediterraneo e la Federazione del settore privato del Rwanda, firmato di recente a Milano, finalizzato  a favorire e supportare lo sviluppo di partnership, in ambito formativo e di  scambio di  know how, con l’obiettivo di pervenire a  investimenti congiunti. 
I settori in cui le aziende italiane potrebbero investire attengono in particolare il comparto agricolo, su cui si basa l’economia rwandese,  in settori quali le industrie di trasformazione e conservazione di alcuni prodotti, come i pomodori o i latticini, piuttosto che il trattamento del pellame del ricco patrimonio zootecnico rwandese. Di recente alcuni studi di ingegneria italiani avevano curato la progettazione di mini centrali idroelettriche, un settore in cui il governo rwandese sta investendo molto e in cui imprenditori italiani del settore potrebbero valutare di impegnarsi. Oltre che poter contare sul supporto della Private Sector Federation (PSF), gli investitori che volessero puntare sul  Rwanda troveranno un contesto decisamente favorevole al fare impresa,  con una burocrazia  lontana anni luce dai modelli italiani, dove i tempi di risposta su diverse pratiche amministrative, a partire dalla costituzione di una società, si misurano con l’orologio piuttosto che con il calendario. Si legga  quanto, in questi anni, abbiamo scritto al riguardo (clicca qui).  Senza dimenticare l’elevato livello del sistema  delle telecomunicazioni e di quello dei trasferimenti monetari. Il tutto inserito in un contesto in cui la sicurezza è uno dei punti di forza dell’amministrazione rwandese. Da ultimo va sottolineata che la collocazione geografica del Rwanda, al centro dell’Africa, con i suoi ottimi collegamenti aerei, con la sua capitale Kigali, diventata il più importante centro congressuale continentale, ne fa un ideale trampolino di lancio per la conquista dei nascenti mercati africani.

venerdì 23 giugno 2017

Lo sviluppo dell'Africa e il mercato degli abiti e delle scarpe di seconda mano

Cosa c'entrano i vestiti e le scarpe di seconda mano con lo sviluppo di un continente come quello africano?
Abiti usati al mercato di Nyagahanga
Abituati, quando si parla di politiche di sviluppo dell’Africa, a misurarci solo con grandi temi quali gli aiuti finanziari, la lotta alla corruzione, lo sfruttamento delle risorse naturali, i flussi migratori e la creazione di posti di lavoro per la gioventù africana, facciamo fatica  a immaginare che quei vestiti e quelle scarpe usate, che a volte fanno bella mostra anche in certi nostri mercatini rionali,  possano diventare oggetto di  politica  economica dei paesi africani e materia di conteziosi commerciali internazionali.
Eppure, è quello che sta avvenendo nei  paesi dell’Africa Orientale - Uganda, Tanzania e Rwanda- che si trovano alla vigilia di una guerra commerciale con gli USA proprio in materia di commercio dell’abbigliamento usato.
Già lo scorso anno, il Rwanda, nell'intento di  ridurre il deficit commerciale e favorire e accelerare, per quanto possibile, la produzione interna di prodotti tessili  e del pellame, aveva innalzato le tasse sui vestiti usati da $ 0,2 a $ 2,5 per chilogrammo, mentre le imposte sulle scarpe usate erano aumentate da $ 0,2 a $ 3 per chilogrammo. L’iniziativa andava a penallizzare  il mercato dei vestiti e delle scarpe di seconda mano, un mercato particolarmente florido in quasi tutti i paesi africani,  alimentato in gran parte da flussi di merce proveniente dagli Stati Uniti. 

lunedì 19 giugno 2017

Non di solo pane vive l’uomo: a Nyinawimana sorgerà un nuovo monastero per le clarisse

La comunità di Kamonyi
A fronte del deserto vocazionale che caratterizza la gran parte dei monasteri di clausura italiani ed europei, in Rwanda si assiste ad una vera e propria primavera vocazionale con giovani rwandesi che sempre più numerose  chiedono di accedere alla clausura. E’ il caso del  Monastero delle Clarisse di Kamonyi, a pochi kilometri da Kigali sulla strada per Butare, fondato agli inizi degli anni ottanta da due suore italiane, Suor Giuseppina e suor Miriam, inviate in terra rwandese dalla comunità delle clarisse di Assisi. Negli anni la comunità ha avuto un provvidenziale sviluppo.Sono  ben 45 le suore presenti in convento, anche se non sono le uniche vocazioni nate in questi anni, perché man mano che la comunità cresceva, veniva data vita ad un’altra comunità dapprima in Rwanda e poi una nel Burkina Faso, che con il tempo si sono date una articolazione autonoma. Senza dimenticare le 7 sorelle inviate in Italia, al seguito della consorella delle origini, suor Miriam, che presiede  una comunità monastica con altrettante consorelle italiane, a Matelica nelle Marche.