"Ad un mondo migliore si contribuisce soltanto facendo il bene adesso ed in prima persona, con passione e ovunque ce ne sia la possibilità".Benedetto XVI : Deus caritas est

giovedì 23 novembre 2017

Rwanda disposto ad accogliere migranti bloccati in Libia e rifugiati in Israele

Il governo rwandese ha confermato, per bocca del proprio ministro degli Esteri, Louise Mushikiwabo, la disponibilità ad accogliere fino a 30.000 migranti africani attualmente bloccati in Libia, dove sono esposti a tutte le forme di abuso, compresa la vendita come schiavi.Parlando con The New Times , il ministro  ha detto che il Rwanda è attualmente in trattative con la Commissione dell'Unione Africana per determinare l'intera portata dell'intervento nella crisi libica.Pur non disponendo di molte risorse, il governo è pronto ad offrire supporto logistico a coloro che sono disposti a tornare nei loro paesi di origine e dare rifugio a coloro che non vogliono farvi ritorno.In tal senso si stanno approntando i relativi programmi  per il trasporto e l'accoglienza dei migranti.Le intenzioni del Rwanda erano state anticipate ieri in un tweet dello stessa responsabile degli Esteri.
Nella stessa intervista hanno trovato conferma notizie di stampa che parlavano di un accoro tra Israle e Rwanda, volto a favorire il "volontario" rientro in Africa, dietro adeguati incentivi economici, di richiedenti asilo presenti in Israele.Al riguardo la Mushikiwabo ha chiarito che i negoziati in corso da un po' di tempo  tra Rwanda e Israele non hanno ancora raggiunto una conclusione dichiarando che "abbiamo avuto discussioni con Israele sulla ricezione di alcuni degli immigrati e richiedenti asilo provenienti da questa parte dell'Africa che sarebbero  disposti a venire in Rwanda e che noi saremmo  disposti ad accoglierli" sottolineando, peraltro, che " i dettagli circa le modalità di questi trasferimenti e della accoglienza e conseguente sostentamento non sono però stati ancora conclusi ". La trattativa riguarda anche eventuali supporti economici che Israele dovrebbe fornire per garantire a queste persone un'adeguata sistemazione in Rwanda e reali prospettive  per una ripresa di vita normale.Il numero di immigrati provenienti da Israele che potrebbero essere reinsediati nel paese è di circa 10.000, per la maggior parte  provenenti  dal Sudan e dall'Eritrea. Questa non sarebbe la prima volta che il Rwanda accoglierà immigrati o richiedenti asilo, anche da paesi asiatici, come riferito in un  nostro precedente post.Circa le possibili contropartite economiche che Israele sarebbe disposto a riconoscere, le notizie della stessa stampa israeliana riferiscono che  Israele sarebbe disposto a riconoscere al Rwanda $ 5,000 per ogni richiedente asilo che verrà accolto  e $ 3,000  ad ogni richiedente asilo che "volontariamente lascia" Israele. Oggi  sono quasi 40.000 i richiedenti asilo in Israele: l'operazione comporterebbe quindi un costo di 300 milioni di dollari oltre alla necessità di trovare altri paesi disposti a seguire l'esempio del Rwanda.

martedì 21 novembre 2017

Banca Africana di Sviluppo (AfDB) finanzia progetto idrico per un milione di persone

Acquedotto di Kiruri by  Kwizera
L'African Development Bank Group (AfDB) ha approvato due prestiti per un importo di 171 milioni di dollari USA per finanziare il programma di approvvigionamento idrico e servizi igienico-sanitari del Rwanda.Il programma è funzionale allo sviluppo socio-economico del paese garantendo un'equa fornitura di servizi idrici e fognari adeguati, affidabili e sostenibili al fine di promuovere la crescita e la trasformazione economica del paese. Il programma è rivolto in particolare a garantire l’approvvigionamento idrico alle aree urbane del paese a partire dalla capitale Kigali e alle città satellite di Rubavu, Rusizi, Nyagatare, Muhanga, Huye, Musanze e Karongi. Si prevede che beneficeranno di migliori servizi di approvvigionamento idrico  circa 1,1 milioni di persone mentre 475.000 altri avranno accesso a servizi igienici migliori. Il programma sarà implementato in 48 mesi da gennaio 2018 ad un costo totale di US $ 262 milioni. Il prestito di 121,137 milioni di US $ dell'AFDB e il prestito di 50 milioni di dollari dell'Africa Growing Together Fund (AGTF) ​​rappresentano il 65,24% del costo totale. La Banca europea per gli investimenti (BEI) e il governo del Rwanda contribuiranno rispettivamente al 19,25% (45 000 milioni di EUR) e al 15,51% (40,687 milioni di USD). Il programma è in linea con la Vision 2020 del Rwanda, che prevede di aumentare gli investimenti in infrastrutture affidabili, economiche e sostenibili dal punto di vista ambientale e di servizi idrici e igienico-sanitari come fattori chiave e promotori della trasformazione economica e dello sviluppo rurale. La seconda strategia per lo sviluppo economico e la riduzione della povertà (EDPRS II) del paese prevedeva di aumentare l'accesso al miglioramento dell'approvvigionamento idrico e dei servizi igienico-sanitari al 100% e al 58,3%, rispettivamente.

venerdì 17 novembre 2017

Da inizio 2018 si entrerà in Rwanda senza visto

Dal 1 ° gennaio 2018, non sarà più richiesto il visto d’entrata in Rwanda. Tutti i viaggiatori, indipendentemente dal paese di provenienza, riceveranno un visto di 30 giorni all'arrivo, dietro pagamento della tassa di 30 dollari USA. Attualmente vengono ricevute in media 350 domande di visto online al giorno che vengono elaborate entro 3 giorni. Fino ad oggi, solo i titolari di un passaporto africano e alcuni altri paesi godevano di questo trattamento. La mossa favorirà il turismo nel paese, grazie al facile accesso di cittadini stranieri nel paese e si pone in linea con l’obiettivo dell'Unione africana di  adottare un trattato per liberalizzare la libera circolazione in tutto il continente.Il trattato cerca di realizzare le vecchie aspirazioni di aprire il continente per aumentare le opportunità di commercio, investimenti e opportunità per gli africani.La direzione dell’Immigrazione ed Emigrazione ha affermato che la nuova mossa porterà probabilmente a una riduzione dell'1,9 per cento delle entrate derivanti dai visti da parte di paesi i cui cittadini non pagheranno le tasse come misura reciproca. Tuttavia, si prevede un aumento delle entrate complessive a seguito del corrispondente aumento del turismo.Le precedenti regolazioni dei visti hanno visto un aumento significativo del numero di visitatori. Ad esempio, quando il Rwanda ha introdotto l'emissione del visto all'arrivo a tutti gli africani, il numero di cittadini africani, che hanno ricevuto il visto all'arrivo ai punti di ingresso in Rwanda, è passato da 31.054 nel 2013 a 77.377 nel 2016. Secondo le nuove disposizioni, il Rwanda concederà immediatamente un visto gratuito di 90 giorni su base reciproca ai seguenti paesi: Benin, Repubblica centrafricana, Ciad, Ghana, Guinea, Indonesia, Haiti, Senegal, Seychelles e Sao Tomé e Principe, oltre alla Repubblica Democratica del Congo, agli Stati partner della Comunità membro dell'Africa orientale, alle Mauritius, alle Filippine e a Singapore. I titolari di passaporti diplomatici e di servizio in Rwanda non avranno  bisogno del visto per recarsi in determinati paesi, in seguito agli accordi di esenzione dal visto stipulati dal governo. La lista include anche Gibuti, Etiopia, Gabon, Guinea, India, Israele, Marocco e Turchia. 

domenica 12 novembre 2017

Il Rwanda si attrezza per le cure del cancro

Ospedale di Butaro
La recente Conferenza internazionale sul Cancro in Africa organizzata da AORTIC, l'organizzazione africana per la ricerca e la formazione nel cancro, tenutasi a Kigali alla presenza di circa 1000 specialisti, ha sicuramente portato dei concreti frutti al Rwanda. Infatti, in margine alla conferenza sono stati raggiunti importanti accordi nella lotta che il Rwanda dovrà affrontare per contrastare il cancro.Il primo accordo, raggiunto con Harvard Medical School, la scuola medica  presso la prestigiosa Università di Harvard negli Stati Uniti, prevede la formazione di oltre 20 oncologi clinici del Rwanda nei prossimi anni. A tale scopo è stato firmato un  memorandum d'intesa (MoU) tra il Ministero della Salute e la Harvard Medical School per il tramite dell’Harvard Catalyst, il Centro di Scienze Cliniche e Traslazionali  della scuola medica, dedicato al miglioramento della salute umana, consentendo la collaborazione e fornendo strumenti, formazione e tecnologie agli investigatori clinici e traslazionali che prevedono l’integrazione tra preclinica e clinica in campo oncologico.Il secondo accordo è stato raggiunto  con l'organizzazione statunitense BioVentures for Global Health (BVGH), una noprofit americana con sede a Seattle, Washington DC, nell’ambito dell'African Access Initiative (AAI) di BVGH. Si tratta di un partenariato di aziende, governi, operatori sanitari e ONG incentrato sull'accesso sostenibile alle tecnologie e ai medicinali del cancro, al miglioramento delle infrastrutture sanitarie e alla creazione di capacità cliniche in Africa.Da ultimo, a conclusione della Conferenza, il Ministro della Salute del Rwanda, Diane Gashumba, ha annunciato che a inizio 2018 inizierà ad operare,  presso l’Ospedale Militare di Kanombe, il centro radioterapico per  il trattamento completo ai pazienti affetti da tumore a livello nazionale. Il nuovo centro di radioterapia completerà l'attuale sistema di chemioterapia disponibile  presso il Cancer Center dell’ospedale diButaro. Fino al 2012 non c’erano oncologi in Rwanda, mentre erano attivi pochi chirurghi che potevano operare sui diversi tipi di cancro, senza patologi rwandesi e una manciata di radiologi, mentre, attualmente, sono operativi tre oncologi praticanti (in ambito radialogico, pediatrico e ginecologico) e cinque in formazione in diversi campi, mentre  servizi di assistenza oncologica, di diagnostica, di imaging di  cure palliative sono offerti dagli ospedali terziari in tutto il paese. Servizi radiologici sono disponibili anche presso  molti laboratori privati e centri diagnostici. Prodotti chemioterapici sono ora disponibili presso le farmacie, mentre  le compagnie di assicurazione coprono anche questi farmaci nelle loro polizze.

giovedì 9 novembre 2017

Calendario Kwizera 2018: A fianco degli ultimi

E' uscito il calendario 2018 dell'Associazione Kwizera. Per il nuovo anno, i volontari che da  oltre tre lustri  sono impegnati  favore delle popolazioni del  Rwanda, per dare loro concretezza al diritto a non emigrare, hanno voluto ricordare nel nuovo calendario una persona con la quale sono venuti a contatto in occasione delle missioni annuali. Volendo riassumere. nel ricordo di questa persona e della sua tragica fine. il destino di tanti dimenticati, il Calendario 2018 ha come titolo A fianco degli ultimi - In ricordo di Raphael. 
Raphael, l’esponente della comunità batwa di Kibali, di cui potrete ripercorrere la storia cliccando qui, rappresentato nella copertina del calendario, è stato per anni, dal lontano 2007 quando l’Associazione Kwizera ha cominciato a lavorare presso quella comunità, una sorta di mascotte. Quotidianamente lo si incontrava per le strade di Byumba, dove arrivava di buon mattino dal vicino villaggio di Kibali. Il suo è stato  uno dei volti che compare più spesso nelle nostre carellate fotografiche; eppure per molto tempo di lui neppure conoscevamo il nome. Per noi era semplicemente "shonje". E' così, infatti, che si rivolgeva a chiunque incontrasse nel suo quotidiano peregrinare in città. Shonje=fame era il suo particolare saluto, accompagnato dalla mano tesa in un gesto d'inconfondibile richiesta d'aiuto. Di fronte a un diniego, insisteva un po' ma poi passava a un nuovo “cliente”. La bassa statura, in linea con quella della sua gente, il viso dai tratti molto marcati e sempre atteggiato con dignità al ruolo, un abbigliamento che, per lo spolverino e il sottile bastone, ricordava lontanamente quello di Charlot, facevano di Shonje una sorta di simpatico ambasciatore della mite comunità dei batwa di Kibali, dove viveva in una delle 47 case costruite dall'Ass. Kwizera per altrettante famiglie della comunità. Per lui però il richiamo di Byumba era troppo forte; ogni giorno doveva fare la sua passeggiata in centro, se poi qualcuno aderiva al suo "shonje", tanto di guadagnato. Fino a quando, un messaggio di don Paolo Gahutu, arrivato nel  pomeriggio del 25 settembre 2016 su WhatsApp, annunciava che Raphael era stato ucciso nel sonno dalla moglie a colpi di pietra, per non avere portato a casa il necessario per la famiglia dal suo consueto giro in città. All'esito di questa tragedia dell'emarginazione sopravvivono due figli ancora in tenera età, una bimba, Giramata, e il fratello Nsabimana che sono stati affidati alla zia Angelina. I due bambini sono stati prontamente inseriti nel Progetto Adozioni dell'Associazione Kwizera per dare loro un concreto aiuto per affrontare il loro non facile futuro. Al povero Raphael abbiamo volentieri dedicato la copertina del nostro calendario, ricordando i tanti momenti d’incontro durante le nostre missioni.Le  foto che scandiscono ogni mese rappresentano momenti di vita della comunità batwa di Kibali, di cui Raphael era figlio. 
Per vedere l'intero calendario clicca qui.

domenica 5 novembre 2017

Rwanda creerà impianto per il trattamento del tantalio, componente del coltan

Con un accordo sottoscritto con PLG Plc - una società di origine slovena esperta nella gestione di materiali metallici  con sede a Malta, il Rwanda, attraverso il Rwanda Development Board, la Rwanda Mines e  il Petroleum and Gas Board, si propone di realizzare  uno stabilimento di trattamento del tantalio, uno dei componenti del coltan.Entro 12 mesi il Rwanda, il più grande esportatore mondiale di tantalio in grado di soddisfare il 50% del fabbisogno del mercato mondiale, dovrebbe essere in grado di esportare prodotti raffinati di tantalio sul mercato globale. La creazione dell’impinto richiede un investimento di 16 milioni di dollari. All'inizio, l'impianto avrà una capacità produttiva di 10 tonnellate al mese e crescerà fino a  60 tonnellate. L'impianto utilizzerà una nuova tecnologia di trattamento ecologica, economica ed efficiente per produrre polvere di tantalio metallurgico e ossido di niobio. Il nuovo impianto di tantalio sarà situato nel nuovo parco industriale della provincia di Bugesera-Est, mentre i suoi siti minerari sono ubicati nel distretto di Gatumba-Ngororero, nella provincia occidentale. Oltre che per recuperare efficienza nell'estrazione del tantalio di cui si perderebbe, secondo i responsabili rwandesi, circa il 70% in fase di estrazione a causa della carenza di tecnologie, il nuovo impianto dovrebbe consentire al Rwanda di esportare un minerale raffinato che si sottrae all'andamento dei prezzi di mercato per i minerali grezzi che ha molto penalizzato i ricavi del 2016, scesi a 86 milioni di dollari rispetto ai 203,2 milioni di dollari del 2014.  
I prodotti del tantalio sono usati nell'elettronica moderna, compresi. telefoni cellulari, computer, elettronica automobilistica, componenti del motore a getto e reattori nucleari. Il niobio è usato in acciai ad alta resistenza e basso legame, ampiamente usato strutturalmente nelle automobili moderne.

venerdì 3 novembre 2017

"Aiutiamoli a casa loro significa solo scaricare il problema": uno slogan infelice!

Rwanda 1994: Campo profughi (foto Salgado)
"Dire “aiutiamoli a casa loro significa solo scaricare il problema”. Occorre invece dare a tutti la possibilità di decidere". Così si legge nell’homepage del sito della  Campagna della Cei “Liberi di partire, liberi di restare”, attivato nei giorni scorsi. Fatichiamo a condividere la sicurezza di don Leonardo Di Mauro, responsabile del Servizio degli interventi caritativi della CEI a favore dei Paesi del Terzo Mondo, propugnatore di tale slogan che,  a nostro avviso, è un vero e proprio vulnus a una iniziativa meritoria della Chiesa italiana, di cui fanno parte anche tanti cattolici che in Africa ci vanno di persona ad aiutarli a casa loro. Perché  partire costretti “a lasciare la propria terra, per le ragioni più diverse: mancanza di cibo, di acqua, di lavoro, della povertà estrema, delle guerre, dei disastri naturali, delle conseguenze dei cambiamenti climatici o del degrado ambientale” non è una scelta libera, ma appunto una costrizione. Perché lasciare che tutte le cause richiamate scatenino i loro effetti senza che chi può intervenga, appunto aiutandoli a casa loro, significa proprio “scaricare il problema” sulle spalle di quei disgraziati ai quali diciamo: se avete mezzi e possibilità di sfuggire alle vostre tragiche condizioni, noi siamo qui  in attesa di accogliervi a casa nostra. Poichè anche il migliore degli slogan ha bisogno di un riscontro fattuale per dimostrare la propria efficacia, proviamo a dare applicazione a quell'improvvido "Dire “aiutiamoli a casa loro significa solo scaricare il problema”   in un preciso contesto storico.  Rwanda 1994: dopo una guerra civile che si consuma con la tragedia finale del genocidio, con centinaia di migliaia di morti, tutto doveva essere ricostruito, dalla convivenza civile lacerata all'apparato statuale, dalle infrastrutture, uscite seriamente danneggiate dal conflitto, all'economia, tutto in una situazione di instabilità interna e regionale. Secondo la logica sottostante all’infelice slogan “Dire “aiutiamoli a casa loro significa solo scaricare il problema”, la comunità internazionale avrebbe dovuto accontentarsi di essere pronta ad accogliere quelli che erano “ liberi di partire”. Ma ammettiamo per un attimo che si fosse agevolata quella libertà di partire creando qualche ponte aereo, come quelli attuati al tempo da Maria Pia Fanfani, esauriti i primi sgomberi, la comunità internazionale avrebbe dovuto chiudere la pratica Rwanda ed abbandonare quelli che erano rimasti al loro destino. Perchè don Leonardo non rinfacciasse che il loro impegno ad andare in Rwanda ad “aiutarli a casa loro” e ridare  una ragione di vita a milioni di rwandesi “significava solo scaricare il problema”. Su chi?

mercoledì 1 novembre 2017

Rwanda secondo paese africano e 41° al mondo dove è più facile fare impresa

Tempo richiesto in giorni per un trasferimento di proprietà
Il Doing Business 2018 rilasciato ieri dalla Banca Mondiale riconosce al Rwanda gli ulteriori progressi fatti per creare un ambiente favorevole alla creazione e alla conduzione delle imprese, assegandogli la 41° posizione al mondo, in miglioramento  di 15 posizioni rispetto alla classifica dell’anno precedente. Il Rwanda è al secondo posto in Africa dietro a Mauritius e davanti  a  Kenya (80° al mondo) e Botswana (81 °). Il progresso del Rwanda è frutto dei miglioramenti conseguiti nel corso dell'ultimo anno, quando il Rwanda ha realizzato cinque riforme, rendendo più facile l'attività economica, soprattutto per le piccole e medie imprese. In particolare, sono migliorati i tempi di rilascio delle autorizzazioni a costruire  attraverso l’esistente sistema informatico  che consente altresì ai richiedenti di monitorare il progresso delle loro applicazioni online, tramite SMS e posta elettronica; sono altresì aumentati i controlli durante la costruzione introducendo ispezioni basate sul rischio Un'altra grande riforma che ha contribuito a migliorare la classifica del Rwanda è stato quello di facilitare il pagamento delle imposte istituendo un sistema di pagamenti online.Il miglioramento della registrazione della proprietà, attraverso l'attuazione di servizi online e il completamento in tutto il paese delle registrazioni catastali dei terreni,  ha anche facilitato il progresso del Rwanda, collocandolo al secondo posto al mondo dopo la Nuova Zelanda e davanti all'Italia 23°. Nuove riforme hanno migliorato le tutele  per gli investitori di minoranza, attraverso una maggiore trasparenza aziendale  e maggiori poteri di controllo degli azionisti sugli amministratori.L'indicatore dei contratti di esecuzione, che misura i tempi e i costi per risolvere una controversia commerciale attraverso un tribunale locale di primo grado e la qualità dell'indice dei processi giudiziari, è migliorato anche perché le decisioni prese a tutti i livelli nei casi commerciali sono ora rese disponibili al pubblico attraverso il sito web della giustizia. Nel complesso, per migliorare ulteriormente la già buona posizione del Rwanda, secondo gli stessi responsabili rwandesi, bisognerebbe lavorare per introdurre tariffe elettriche preferenziali per le imprese,  costrette oggi a  pagare gli stessi prezzi degli altri consumatori : le grandi industrie pagano Rwf83 per kilowatt, le industrie medie Rwf90 per kilowatt, mentre le piccole industrie pagano Rwf126 per kilowatt.

martedì 31 ottobre 2017

In Rwanda i droni strumenti di vita: utilizzati per le consegne urgenti di sangue

Drone in rampa di lancio (foto The New Times)
I droni oltre che strumenti di morte utilizzati nella guerra moderna per bombardamenti chirurugici, possono diventare strumenti di vita, come sta succedendo in Rwanda dove vengono utilizzati, da ormai un anno, per la fornitura di sangue e di medicinali. Zipline Inc, una società di logistica automatizzata, con sede in California, che gestisce il servizio, dopo aver effettuato circa 2000 consegne di sangue in totale a dodici ospedali nelle due province in cui opera da ottobre dello scorso anno, ora vuole aprire un centro di distribuzione nella Provincia Orientale per servire l'area.
Il primo centro di distribuzione della società si trova a Muhanga, nella provincia meridionale, e serve dodici strutture sanitarie nelle province sud e occidentali, con l'obiettivo di servire almeno 21 strutture sanitarie nella regione prima della fine dell'anno.Il servizio per la fornitura di rifornimenti medici da drone è stato finora lodato dagli operatori sanitari nell'area in cui è disponibile, per il rapporto costo-benefici e perchè più veloce rispetto ai mezzi precedenti di trasporto del sangue da parte di veicoli su lunghe distanze.Il servizio drone si dimostra efficace in quanto impiega dieci minuti per consegnare il sangue su distanze che richiederebbero cinque ore con i mezzi tradizionali.Finora, le zip, come sono chiamati i droni in Rwanda  dai tecnici di Zipline, hanno fornito solo sangue, ma ora i funzionari ruandesi e i dirigenti della società stanno esaminando quali altre forniture mediche possono essere consegnate.
Oltre ad essere intelligente e veloce,  il servizio dei droni ha contribuito a ridurre il tasso di scarto  di sangue nelle strutture sanitarie in cui è disponibile, perché ora non hanno bisogno di accumulare sangue che normalmente finisce per scadere, perché possono ora chiamare Zipline e ordinare in qualsiasi momento. I vantaggi economici di utilizzare i droni per  forniture mediche sono enormi, essendo il costo di consegna per ogni  unità di sangue  di $ 20 (circa Rwf 17000) .

giovedì 26 ottobre 2017

In Rwanda oltre 8 milioni di schede telefoniche, pari al 75 % dei rwandesi

Secondo il rapporto mensile fornito dalla  Rwanda Utilities Regulatory Authority (RURA), a settembre in Rwanda erano attivi 8.464.388 contratti di telefonia mobile, un numero pari al  74,5 per cento della popolazione rwandese.Il mese scorso, l'abbonamento postpaid è aumentato da 126.614 a fine agosto a 128.156 in settembre, mentre gli utenti prepagati sono saliti a 8.464.388 a partire dal 30 settembre, passando da 8.453.909 del mese precedente. Il mercato è diviso tra tre operatori: MTN (42%9, Tigo (39%) e Airtel (19%). Naturalmente il dato va letto tenendo conto che spesso una persona ha più di una scheda telefonica.Rimane però da sottolineare come il telefonino in Rwanda sia diventato anche strumento per trasferimento di fondi e per pagamenti vari, attraverso le applicazioni di mobile money come raccontato in precedenti post (clicca qui)

sabato 21 ottobre 2017

Da fine ottobre Rwandair avvia la tratta Kigali-Bruxelles-Londra

Dal 31 ottobre 2017 Rwandair inzierà ad operare con tre voli settimanali - martedì, giovedì e venerdì - su Bruxelles. La nuova tratta va a integrarsi con quella con Londra, attivata nei mesi scorsi, ma che aveva subito uno stop a seguito di problemi di visti di transito per i cittadini non appartenenti a Schengen. Nuovi accordi con gli aeroporti coinvolti consentono ora di dare avvio alla nuova tratta Kigali-Bruxelles. I passeggeri con destinazione finale Londra  passeranno ora via l'aeroporto di Zaventem a Bruxelles e non avranno bisogno di un visto di transito Schengen, in quanto saranno tenuti a rimanere a bordo dell'aereo. La rotta Kigali-Bruxelles-Gatwick sarà coperta da Airbus A330 di RwandAir, configurati in una cabina di classe tripla e connettività in volo, continuerà a gestire la rotta e collegherà convenientemente in tutta l'Africa attraverso l'aeroporto internazionale di Kigali. Nel frattempo, RwandAir ha in programma di lanciare voli a New York e nuove destinazioni asiatiche. Sul continente africano, il vettore nazionale intende avviare nuove rotte per Conakry in Guinea, Bamako, Mali, Lilongwe in Malawi e Durban in Sudafrica che andranno ad affiancarsi alle 24 destinazioni attualmente attive, tra cui Nairobi, Entebbe, Mombasa, Bujumbura, Mumbai, Harare, Lusaka, Juba, Douala, Dar es Salaam, Kilimanjaro, Cotonou, Johannesburg, Dubai, Lagos, Libreville e Brazzaville. Recentemente, la compagnia aerea ha acquisito i suoi primi aerei A330 A330-200 e A330-300 Airbus per aumentare la propria flotta e capacità. La compagnia aerea certificata IATA Operational Safety Audit ha trasportato oltre 650.000 passeggeri nel 2016 con previsioni di arrivare a  tre milioni nei prossimi cinque anni.

lunedì 16 ottobre 2017

Il Presidente della FAO:creare le condizioni perchè i giovani possano vivere a casa loro

Riportiamo il discorso del presidente della FAO, José Graziano da Silva, in occasione dell'odierna Giornata mondiale dell'alimentazione 2017. 
Storicamente, una delle strategie più efficaci utilizzate dagli individui in cerca di un futuro migliore è stata quella di muoversi. Lasciandole alle spalle, nella maggior parte dei casi, impoveriscono le aree rurali in cerca di opportunità produttive.Infatti, la migrazione, fin dall'origine del tempo, è stata fondamentale per la storia umana: è la fonte di numerosi vantaggi economici e culturali. Ma quando le persone migrano per necessità, per disperazione e per disagio, è un'altra questione. La migrazione forzata ha le sue radici in conflitti, instabilità politica, povertà estrema, fame, degrado ambientale e impatti del cambiamento climatico. E la gente non ha altra scelta che partire. Lo slogan per la Giornata mondiale dell'alimentazione di quest'anno (16 ottobre), "Cambiare il futuro della migrazione. Investire nella sicurezza alimentare e nello sviluppo rurale ", affronta le cause strutturali dei movimenti di popolazione su larga scala per regolare e ordinare flussi migratori sicuri. Questo tema è tanto più rilevante oggi, poiché il numero di vittime della malnutrizione nel mondo sta aumentando ancora una volta, dopo un arretramento nel passato. Secondo il rapporto "Lo stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo nel 2017" (SOFI), 815 milioni di persone hanno sofferto la fame nel 2016, 38 milioni in più rispetto al 2015 (777 milioni). Ciò è in gran parte dovuto alla rinascita dei conflitti, delle siccità e delle inondazioni. I conflitti hanno portato il nord della Nigeria, la Somalia, il Sud Sudan e lo Yemen all'orlo della fame e hanno causato un'insicurezza acuta in Burundi, in Iraq e altrove. Circa 64 milioni di persone in tutto il mondo sono attualmente sfollate da conflitti e persecuzioni in tutto il mondo, un dato  senza precedenti dalla Seconda Guerra Mondiale. Inoltre, a causa di un fenomeno di El Niño eccezionalmente forte, la siccità ha notevolmente ridotto l'accesso al cibo in gran parte dell'Africa. Le famiglie rurali sono generalmente le più penalizzate. La maggior parte dei poveri vive nelle zone rurali e molte giovani rurali, specialmente nell'Africa sub-sahariana, migrano in assenza di opportunità produttive.

domenica 15 ottobre 2017

Kagame: queste le componenti del successo del nuovo Rwanda


Valorizzazione del capitale umano, collaborazione privato/pubblico, ambiente favorevole al fare impresa e lotta alla corruzione sono le componenti che hanno favorito  la ripresa e l’affermarsi del Rwanda. Lo ha sostenuto il Presidente Paul Kagame intervenendo, in due successivi interventi, nella due giorni del Meeting annuale della Banca Mondiale a Washington DC.
Nel primo intervento il presidente ha dichiarato che l'investimento nel capitale umano è una condizione di crescita e prosperità ad alto reddito.“Investendo nella salute, nell'educazione e nella creatività, trasformiamo la nostra gente in individui che hanno la capacità di pensare e agire, non solo per sé ma anche a beneficio delle loro comunità "  così da riuscire a pervenire, con il tempo, all'eliminazione della povertà estrema per raggiungere prosperità e benessere per tutti. Per raggiungere tali finalità, il governo, oltre a garantire un ambiente sicuro e stabile, ha fatto importanti investimenti e sforzi per assicurare l'accesso a un'istruzione di qualità per tutti i cittadini, nonché una copertura sanitaria universale, così che oggi  oltre 90.000 ruandesi completano l'istruzione terziaria annualmente, mentre l'assistenza sanitaria nazionale copre quasi il 90% della popolazione.

sabato 14 ottobre 2017

Quattro nuove professioni presso le clarisse di Kamonyi


La comunità' delle clarisse di Kamonyi ha accolto la professione solenne di quattro nuove sorelle.Un momento che testimonia la fervida stagione di questa  Comunità, la cui storia abbiamo raccontato in precedenti post (clicca qui), che si appresta ad affrontare un nuovo grande impegno, come quello di dare vita a un nuovo convento sulla collina di Nyinawimana. Sono, infatti, in corso gli approfondimenti tecnici per pervenire alla scelta dell'impresa a cui affidare i lavori di costruzione, confidando poi che la campagna lanciata dall'associazione Kwizera - Non di solo pane vive l'uomo-  per la raccolta dei fondi necessari possa sortire qualche provvidenziale effetto.

mercoledì 11 ottobre 2017

Il Nunzio presenta le credenziali al presidente Kagame

 Il nuovo Nunzio Apostolico, Mons Andrzej Jozwowicz, già in Rwanda dal 28 giugno scorso, ha presentato ieri le proprie credenziali al presidente Paul Kagame, unitamente ad altri 10 colleghi, di cui  tre con residenza su Kigali: l'ambasciatore del Belgio, Benoît Ryelandt, quello dell'Uganda, signora Oliver Wonekha e Onoze Shuaibu Adamu della Nigeria. Secondo quanto riferisce The New Times, mons. Andrzej Jozwowicz  ha sottolineato l'impegno a consolidare il "nuovo capitolo" delle relazioni bilaterali che si sono aperte tra il Rwanda e la Chiesa cattolica a seguito  dell'incontro  del marzo scorso, a Roma, tra Papa Francesco e il presidente  Paul Kagame.Mons. Jozwowicz, in sintonia con l'apertura di una nuova stagione di collaborazione con  il governo del Rwanda ha assicurato il proprio impegno a "sostenere, con tutta la mia capacità, la chiesa locale per questa collaborazione, specialmente per la riconciliazione, e faremo tutto per aiutare nello sviluppo spirituale e materiale del paese ".  

domenica 8 ottobre 2017

Kagame presenzia al centenario delle prime ordinazioni di sacerdoti rwandesi



Kabagayi: la tribuna delle autorità (foto Village Urugwiro)
Si è celebrato ieri a Kabagayi il Giubileo della prima ordinazione di  sacerdoti del Rwanda, Gafuku Balthazar da Zaza e Donat Reberaho nativo di Salva, avvenuta il 7 ottobre del 1917, diciassette  anni dopo l’arrivo dei primi missionari. Alla cerimonia hanno partecipato il presidente della Repubblica Paul Kagame e la First Lady Jeannette Kagame, unitamente a una folta delegazione di ministri del governo ruandese e altri ospiti provenienti da Tanzania, Burundi, Kenia. Erano presenti i vescovi rwandesi e il nunzio mons. Andrzej Józwowicz. Nell’occasione il presidente Kagame ha tenuto un importante discorso per sottolineare la preziosa eredità lasciata che quei primi sacerdoti, descrivendoli come pionieri nella registrazione e valorizzazione della cultura, della storia, del linguaggio ruandesi e della medicina tradizionale. Soprattutto è grazie a quei sacerdoti e ai loro confratelli che “possiamo ora conoscere la nostra storia scritta da ruandesi che lo fanno meglio degli stranieri” ha sottolineato Kagame. Ricordando il suo incontro con papa Francesco il 17 marzo scorso, il presidente rwandese ha detto che  "l'incontro si è rivelato un'opportunità per imparare dalla nostra storia. Questo ci ha aiutato a migliorare i rapporti tra la Chiesa cattolica e il Rwanda… Abbiamo in comune molte cose come  ruandesi e come persone lucide, oneste e degne che vedono lontano, anche nel nostro passato. Vogliamo una comunità ruandese che porti il segno e l'identità del proprio paese. Certamente, non voglio soffermarmi su quello che dobbiamo cambiare per andare avanti senza lasciare indietro nessun rwandese, completandosi e lavorando insieme ". Kagame ha inoltre ha riaffermato l’impegno a collaborare e lavorare con  gli uomini della Chiesa cattolica, per “soddisfare la volontà del Creatore che consiglia di utilizzare i talenti ricevuti a beneficio dei rwandesi”. Per questo raccomanderà ai ministri del governo di individuare i settori prioritari d’impegno della Chiesa cattolica in modo che il governo possa fornire il supporto necessario per conseguire i migliori risultati.

venerdì 6 ottobre 2017

Hilton entra in Rwanda in un settore turistico in continua crescita

Il Gruppo alberghiero Hilton fa il suo ingresso in Rwanda, assumendo  la gestione dell’Ubumwe Grande Hotel nel centro di Kigali, sotto l’insegna DoubleTree by Hilton.Il gruppo americano è l’ultimo arrivato sul promettente mercato turistico rwandese, essendo stato preceduto dalle catene Radisson Blu, Park Inn, Marriott, Serena Hotel e Golden Tulip. L'Ubumwe Grande Hotel, inaugurato nel settembre dello scorso anno, dispone di 153 camere, tra cui 19 appartamenti, sarà operativo da inizio 2018 dopo alcuni lavori di adattamento. L’immobile era di proprietà  di un consorzio di investitori, tra cui l'uomo d'affari nepalese Binod Chaudhary, il gruppo ugandese Mukwano e un imprenditore locale, Robert Bapfakurera. L’ingresso del Gruppo Hilton sul mercato rwandese è la conferma della forte attrattività che riscuote il settore dell'ospitalità del Rwanda in forte e continua crescita in questi ultimi anni, in linea con le scelte programmatorie del governo che ha decisamente puntato sul turismo, anche attraverso investimenti importanti per fare di Kigali un centro congressuale a livel
Il trend degli apporti del settore turismo (World Bank)
lo continentale
. In tal senso si colloca la realizzazione del nuovo Kigali Convention Center inaugurato nel luglio del  2016, che ha richiesto un investimento di 300 milioni di dollari da parte di un consorzio composto dalla statale Prime Holdings, dal Social Security Board Rwanda, da Crystal Ventures Limited e da Rwanda Investment Group. Le strutture includono l'auditorium principale, che può ospitare fino a 2.500 persone, più altre sale riunioni, nonché un parco uffici, cui si affianca  il Radisson Blu hotel a cinque stelle con 292 camere. 
Queste includono 209 camere standard, quattro sale accessibili, 68 sale business, cinque junior suite, cinque suite diplomatiche e una elegante suite reale. La strategia di un turismo congressuale -Meetings, Incentives, Conferences, Events and Exhibitions (MICE)- rivolto all’intero continente trova riscontro nei risultati economici che il settore turismo va segnando di anno in anno: per il 2017 si prevede un apporto di circa 444 milioni di dollari USA, in crescita rispetto all'anno precedente. Secondo l’ultimo report della World Bank, l’apporto del comparto turistico nel 2016 è stato stato di circa 390 milioni di dollari USA, rappresentando il 4,6% del PIL, superiore a quello dderivante dall’export di caffè, tè e minerali. Tale risultato beneficia di un  aumento del numero dei turisti che hanno visitato il Rwanda: nel 2016 sono stati  1,4 milioni, in crescita del 10% sul 2015.

lunedì 2 ottobre 2017

Il futuro del Rwanda passa per lo sviluppo del settore minerario

Cercatori d'oro nel nord del Rwanda
Secondo il Rwanda Economic Update rilasciato dalla Banca Mondiale nell'agosto scorso,  le esportazione dei minerali tradizionali dal Rwanda sono cresciute  da meno di $ 68 milioni nel 2004 a $ 226 milioni nel 2013, ma i prezzi in calo hanno  completamente invertito questa tendenza e nel 2016 le esportazioni di minerali hanno contribuito per soli 86 milioni di dollari all'export rwandese. Secondo la Banca Mondiale il settore minerario rwandese risente della scarsa produttività causata dai metodi rudimentali che caratterizzano il comparto, in cui operano realtà di dimensioni contenute con manodopera non qualificata. Finora il settore ha attirato bassi investimenti esteri rispetto ad altri settori: nel 2015 i FDI (foreign direct investment) al settore minerario hanno rappresentato il 9,6% del totale degli afflussi, rispetto al 30% andato all'agricoltura e il 40% per i servizi (ICT) e turismo. Il rapporto sottolinea altresì come oltre alle risorse finanziarie, i FDI portino nuove tecnologie, migliori metodi minerari  e competenze necessarie per aumentare la produttività del settore. Nonostante questa panoramica in chiaroscuro, le autorità rwandesi del comparto minerario hanno preannunciato ambiziosi programmi per il futuro del comparto.Attraverso investimenti  nella modernizzazione delle attività minerarie,  l'esplorazione di potenziali aree minerarie per stabilire la portata di risorse e riserve nazionali, in termini di quantità e qualità, la lavorazione dei minerali prima dell'esportazione per affrancarsi dall'oscillazione dei prezzi delle materie prime sui mercati internazionali, il nuovo governo rwandese, guidato da Edouard Ngirente,  si propone l'obiettivo di raddoppiare i ricavi attuali ( prendendo come base 200 milioni di dollari del 2013) ogni due anni per raggiungere l'obiettivo esportare minerali per 800 milioni di dollari entro il 2020 e per toccare  1,5 miliardi di dollari l'anno entro il 2024. Simili obiettivi possono essere perseguiti attraverso un superamento dell'attuale modello che vede il 75% delle attività minerarie del paese gestite in maniera artigianale, con un tasso di recupero dei minerali molto basso ed una scarsa o nulla meccanizzazione.Bisognerà favorire l'evoluzione del settore verso un approccio industriale, con il raggruppamento delle imprese artigiane in grandi cooperative che possano migliorare sia l'aspetto industriale dell'estrazione che la successiva commercializzazione.
Il Rwanda attualmente esporta principalmente quattro tipi di minerali:oro, cassiterite, coltan e tungsteno.

martedì 26 settembre 2017

Ong britannica accusa il WWF di colonialismo verde per abusi sui pigmei

 Survival International , una Ong britannica  che lavora da molto tempo  a difesa dei diritti dei pigmei che abitano le grandi foreste pluviali dell'Africa centrale, ha denunciato in un Rapporto,  "Come potremo sopravvivere? La distruzione delle tribù del bacino del Congo in nome della conservazione?"  ripreso da Le Mondei  gravi abusi  perpretati  dalle guardie forestali che prestano servizio, per conto  del WWF e della Società di conservazione della fauna selvatica (WCS) dello zoo di New York,  nei vari parchi gestiti dalle due Ong.La gestione delle aree protette, che si estendono nel sud-ovest del Camerun, nel Congo e nell'estremo sud-est della Repubblica Centrafricana, è  spesso direttamente affidata a queste ONG da parte dei governi locali: il mandato comprende anche il contrasto del  bracconaggio a cui sono appunto preposti i ranger del WWF e del WCS. In questa attività si commetterebbero diversi abusi sui pigmei che hanno già portato Survival, nel gennaio scorso, a presentare al riguardo  una denuncia contro il WWF presso l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) per fatti accaduti in CamerunIl Rapporto predisposto da Survival cita oltre 200 casi di violazioni dei diritti umani in tre paesi del bacino del Congo contro due tribù indigene pigmee dei Baka e dei Bayaka, cacciatori-raccoglitori che hanno vissuto nelle foreste tropicali del bacino del fiume Congo per generazioni.Questi pigmei sono "espulsi illegalmente dalle loro terre ancestrali in nome della conservazione ambientale. Mentre stanno cacciando dentro e fuori di queste zone per nutrire le loro famiglie, i Baka e Bayaka sono accusati di" rubare " devono subire ogni tipo di molestie, vengono picchiati, torturati e uccisi " si legge nel rapporto.Survival, denunciando ciò che definisce un "colonialismo verde" da parte di WWF ritiene che “le grandi organizzazioni di conservazione debbano  chiedere un"consenso libero e preventivo" per il coinvolgimento  dei popoli locali nella protezione dei propri territori ". "L'evidenza dimostra che le popolazioni indigene sono più consapevoli del loro ambiente rispetto a chiunque altro. Solo ascoltando i Baka e i Bayaka e proteggendo attivamente i loro diritti, le organizzazioni di conservazione possono cessare gli abusi sistematicamente dettagliati in questa relazione ".

giovedì 21 settembre 2017

Al via un Fondo di 280 milioni di dollari per l'agricoltura africana e rwandese

Raccolta delle patate presso la comunità batwa di Kibali
Il Rwanda è uno degli 11 paesi africani selezionati per beneficiare di un fondo da 280 milioni di dollari, a sostegno dell'agricoltura del continente.L'intero ammontare è stato messo a disposizione, nell’ambito della Partnership for Inclusive Agricultural Transformation in Africa (PIATA),  dalla Fondazione di Bill & Melinda Gates, dalla Fondazione Rockefeller e dall'Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale(USAID) coordinate dall'Alleanza per una rivoluzione verde in Africa (AGRA), un'organizzazione che lavora per migliorare l'output agricolo del continente. La Partnership PIATA è stata lanciata all’African Green Revolution Forum (AGRF) tenutosi ad Abidjan, Cote d’Ivoire, ad inizio mese. Obiettivo della PIATA è sostenere la trasformazione agricola inclusiva in  Africa, concorrendo al miglioramento dei redditi e della sicurezza alimentare di 30 milioni di famiglie agricole di piccoli proprietari in 11 paesi africani da qui  al 2021. I paesi interessati sono: Ghana, Nigeria, Mali, Burkina Faso, Rwanda, Uganda, Kenya, Etiopia, Tanzania, Malawi e Mozambico. PIATA è solo uno dei vari mezzi coi quali ciascuno dei partner sta sostenendo i paesi africani per portare avanti la trasformazione agricola; i suoi partner continuano, infatti, a fornire supporto attraverso percorsi che includono il sostegno diretto alle agenzie continentali, agli enti governativi e ai partner nazionali per il tramite delle rispettive reti operanti sul continente. Il partenariato permetterà ai partner di allineare e integrare gli sforzi esistenti, fornendo nuovi investimenti nello sviluppo. Secondo la relazione sullo stato dell'agricoltura  del 2017, l'Africa necessita di una rivoluzione agricola distinta e che colleghi milioni di piccole aziende alle agro-imprese, creando catene di approvvigionamento alimentare esteso, posti di lavoro e opportunità economiche per i grandi segmenti della popolazione. L'agricoltura è ancora la migliore scommessa per la crescita economica africana inclusiva e la riduzione della povertà che richiede, però, maggiori impegni politici e di finanziamento da parte del settore pubblico e, soprattutto, di quello del settore privato e degli attori non statali  che rivestono un'importanza fondamentale nello sviluppo dell'agricoltura e a sostegno della formulazione dei piani agricoli nazionali nonchè dello sviluppo socio-economico nel suo complesso.

mercoledì 20 settembre 2017

In Rwanda la lotta alla corruzione passa anche dalle denunce dei cittadini

Cartellone anticorruzione 
Come sostenuto dal suo presidente, Paul Kagame, il Rwanda, come qualsiasi altro paese, non può permettersi il lusso di scendere nella palude della corruzione: "una deriva grave per qualsiasi paese, ma ancora più devastante per l'economia di un paese in via di sviluppo come il Rwanda". Per questo, anche per smentire troppi luoghi comuni secondo cui l'Africa è la patria della corruzione, anche se poi certe legislazioni occidentali consentono alle proprie società  di appostare nei propri bilanci le tangenti pagate per fare affari in Africa, la lotta alla corruzione in Rwanda è particolarmente attiva ed efficace.Di recente sono state sottoposte ad indagine, da parte della procura generale,  30 istituzioni pubbliche per riscontrare se i  sospetti di appropriazioni indebite e cattiva gestione dei fondi pubblici denunciate  dall'ufficio del Revisori dei conti  trovassero riscontro, così come certe inerzie dei responsabili apicali a denunciare eventuali casi sospetti. La lotta alla corruzione può però contare in Rwanda sulla collaborazione dei cittadini che sempre più di frequente si rendono disponibili a segnalare casi corruttivi di cui vengono a conoscenza. In questo agevolati da una norma di legge che protegge tutti coloro che volontariamente  forniscono informazioni su fatti criminosi della specie, garantendo agli stessi un livello di riservatezza   sia in sede di denuncia che di testimonianza in tribunale. 
Come dicono in Rwanda, chiunque può fare un fischio al numero verde, il 199 che compare nel cartellone qui a fianco, per segnalare fatti di corruzione. Dai dipendenti di una determinata istituzione ai consulenti, dagli appaltatori fino ai fornitori di servizi, chiunque sia in possesso di informazioni preziose che possano condurre al perseguimento di coloro che abusano della fiducia pubblica  nella gestione delle risorse pubbliche non dovrebbe esitare a denunciare i fatti, consentendo alle autorità preposte di portare le prove in tribunale. L'Uffico del Difensore civico è autorizzato a  compilare regolarmente e rendere pubblico un elenco della vergogna senza attendere la pubblicazione di una relazione annuale, sperando che poi i media facciano la loro parte nel denunciare corrotti e corruttori.
Per concludere, la lotta alla corruzione in Rwanda trova un riscontro anche nell'Indice di percezione della corruzione (CPI)  2016 che vede il Rwanda al 50° posto al mondo, tra i primi quattro paesi africani più virtuosi, a confronto del 60° dell'Italia.

Nuovo gruppo manifatturiero cinese sbarca in Rwanda

Stabilimento C & H Garments LTD (D.Nzohabonimana)
L’avanzata degli investimenti cinesi in Rwanda nel comparto manifatturiero prosegue in maniera spedita. E’ la volta dell'Huajian Group, importante esportatore cinese di scarpe da donna di fascia alta , che ha firmato un memorandum d'intesa, il 10 settembre scorso a Kigali, che prevede un investimento complessivo di 1 milione di dollari in 10 anni, con la creazione di 20.000 posti di lavoro. La fabbrica rwandese è destinata alla produzione di scarpe, abiti, borse, ma anche apparecchiature elettroniche. Alla fine dell'anno in corso, Huajian Group intende formare i primi 200 addetti per avviare l'impianto nell'aprile 2018. Conosciuta per i suoi grossi investimenti in Etiopia dove produce scarpe ora vendute sui mercati occidentali, l'azienda afferma di essere stata attratta  dalla qualità della governance. "Negli ultimi tre giorni ho avuto l'impressione che il Rwanda assomigli a un qualsiasi paese europeo, perché esiste un governo efficace, esercitante una buona gestione", ha detto il presidente del Gruppo, Zhang Huarong. L’investimento del Huajian Group fa seguito a quello, del tutto analogo, della società cinese  C & H Garments LTD, anche questa attiva in Etiopia come uno  dei maggiori produttori di scarpe dell'Africa sub-sahariana, che dal 2015 opera, nell’area industriale speciale di Kigali, con  uno stabilimento dove si producono  capi di abbigliamento per l’export e per il mercato interno, con una forza lavoro di un migliaio di addetti in crescita, essendo prevista l’apertura di una nuova fabbrica con la creazione di  5.000 nuovi posti di lavoro. I richiamati investimenti cinesi s’inquadrano nel progetto perseguito dalle autorità rwandesi di rafforzamento del "Made in Rwanda", come strumento  per perseguite la propria strategia di sviluppo del proprio mercato di esportazione di manufatti che affianchino i tradizionali the e caffè. In linea anche con le raccomandazioni della Banca Mondiale che nella sua ultima relazione sull'economia rwandese, pubblicata la scorsa settimana, ha invitato il governo a riconoscere il potenziale di crescita delle esportazioni di prodotti finiti a beneficio dell'intera economia.

mercoledì 13 settembre 2017

Le prospettive dell'acquacoltura rwandese

Acquacultura a Muyanza
Pesca tradizionale  nel lago Muhazi
Il Rwanda si è posto l'obiettivo di produrre 112.000 tonnellate di pesce all'anno entro la fine del prossimo quinquennio, quasi sei volte la produzione attuale, pari a 25.500 tonnellate che non coprono il fabbisogno di circa 40.000 tonnellate all'anno.
Per raggiungere questo obiettivo, diversi esperti hanno chiesto investimenti sostanziali in settori prioritari, investimenti che possono raggiungere i 20 milioni di dollari nei prossimi cinque anni e riguardare  la ricerca sull'acquacoltura, lo sviluppo delle competenze, lo sviluppo delle infrastrutture e le abilità di produzione. Secondo il Rwanda Agriculture Board (RAB), tali investimenti nel settore della pesca potrebbero sbloccare il potenziale di pesca del Rwanda e contribuire a generare più di 2,5 miliardi di dollari in cinque anni; già ora il comparto garantisce circa 200.000 posti di lavoro, compresi quelli dell'indotto.
Alfred Niyonzima, proprietario della fattoria di pesce Kirambo nel distretto di Nyamasheke, dove dispone di 12 gabbie di pesci, con 1.000 pesci ciascuno, in un'intervista a The New Times  ha dichiarato che ha intenzione di investire in altre 20 gabbie ciascuna con capacità di ospitare 3.000 pesci.Una gabbia con 3.000 pesci ha un costo di circa 2.500 euro, ma può avere una resa di almeno 7.000 euro in sette mesi, sulla base di un prezzo al Kg di 3 euro e una resa di circa 700 chilogrammi per gabbia. Pur avendo il Rwanda un ricco patrimonio lacustre, e non mancando  persone disposte ad avventurarsi in questo tipo di allevamento, il settore è ancora frenato da un basso numero di persone con le competenze necessarie nell'allevamento di pesci, da scarsità  di piccoli di  pesce e mangime che, oltrettutto, sconta prezzi ancora elevati di circa Rwf800 ( 80 centesimi di euro) al kilogrammo che dovrebbe dimezzarsi per renderlo conveniente. . 
 Il dott. Wilson Rutaganira, del programma dell'acquacoltura e della pesca della RAB, ha dichiarato che  dovrebbero essere previsti incentivi  per aiutare gli agricoltori ad accedere ai piccoli di pesce e ai mangimi a prezzi sovvenzionati.
Secondo lui, gli agricoltori stessi sono in grado di produrre i pesci necessari se facilitati, citando l'Egitto che è riuscito a raggiungere gli obiettivi di produzione di pesce in meno di cinque anni, disponendo di aree lacustri inferiori a quelle del Rwanda che dispone di 24 laghi che coprono circa l'8 per cento della superficie totale del Rwanda.
Le principali specie di pesci che si trovano  nei laghi rwandesi includono la Tilapia, il Pesce gatto africano, l'Haplochromis sp e la Rastrineobola argentea.

giovedì 7 settembre 2017

Il franco rwandese s'indebolisce sull'euro: cambio a quota 1000

Martedì 5 settembre ci volevano 1.005 Franchi rwandesi per acquistare un Euro, il picco massimo raggiunto nella dinamica di cambio tra le due valute. In un anno la valuta rwandese ha avuto un andamento, rappresentato dal grafico a fianco riportato, caratterizzato da un rafforzamento fino a fine 2016, con un massimo di  Frw 855,20 fissato il  15 dicembre 2016, e un conseguente indebolimento concretizzatosi in questi giorni.L'andamento risente in maniera significativa del rafforzamento della valuta europea sui mercati dei cambi. Più regolare risulta l'andamento della valuta rwandese nei confronti del dollaro Usa che si è mantenuto nell'arco del 2017 entro il range di 820-840 Frw per un dollaro.

mercoledì 6 settembre 2017

Se la malaria arriva in Italia e si scopre che non c'è un vaccino

Di fronte alla notizia della morte per malaria della bambina di quattro anni che sta creando non poche preoccupazioni nell’opinione pubblica italiana, causa principalmente l’incapacità da parte dei responsabili sanitari di trovare la causa dell’infezione, risulta quanto mai interessante la riflessione dell’inviato di guerra de Il Giornale, Gian Micalessin. Riflessione che si riassume nel paradosso:prendila in Africa o in Asia e te la caverai in tre giorni al pari di un raffreddore. Se invece te la devono diagnosticare in Italia rischi di morire.
Un paradosso sperimentato sulla propria pelle da migliaia di  abituali  visitatori di paesi africani. Semmai va aggiunta un’ulteriore riflessione: appena un caso di malaria ci tocca da vicino si scopre che non esiste un vaccino per una malattia che secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che ha celebrato il 25 aprile il “World Malaria Day”, solo nel 2016  ha fatto registrare, in tutto il mondo, 212 milioni di casi, con 429mila morti. L’Africa rimane il continente più colpito, con il 90% dei casi e il 92% delle morti.Come riferito dall'agenzia AGI, qui ancora oggi gran parte della popolazione continua a soffrire, in maniera sproporzionata rispetto agli altri continenti, di morti premature e di disabilità evitabili, causate da una malattia che colpisce soprattutto le persone povere. Più a rischio di tutti le donne in attesa e i bambini che vivono in condizioni svantaggiate, con difficoltà di accesso e utilizzo dei servizi di prevenzione e cura.

domenica 3 settembre 2017

In via di ultimazione i lavori dell'acquedotto Rubaya-Kabugo

Stanno per concludersi i lavori del primo lotto dell'acquedotto di Rubaya-Kabugo, come documentato da queste foto. In settimana dovrebbero iniziare i lavori anche del secondo lotto che portera' l'acqua alla comunita' di Rubaya.



domenica 27 agosto 2017

Se a Kigali i vu cumprà hanno vita meno facile che da noi

I venditori ambulanti si trovano a tutte le latitudini.Mentre però da noi sono un fenomeno che è ormai entrato a far parte della normalità quotidiana, sia in città che nei paesi della provincia, piuttosto che nelle stazioni di vacanze,  e praticamente accettato da chi dovrebbe far rispettare la legge, in una capitale africana come Kigali i responsabili non sembrano disposti a chiudere un occhio e a scendere a compromessi sul fenomeno. E' di questi giorni un'ulteriore stretta da parte delle autorità di polizia intenzionate a stroncare con sequestri e forti multe, 10.000 Frw a venditore ed acquirente ( pari a poco più di 10 euro mezzo mese di paga di un lavorante agricolo), un'attività da tempo oggetto di appositi provvedimenti limitativi.
Giovane madre con bambino chiede un'offerta
E' da almeno il 2015 che a Kigali la vita per gli ambulanti irregolari è estremamente difficile. Da quella data fu, infatti, introdotta un'apposita normativa per stroncare il commercio illegale e allontanare tutti i venditori dalle strade della capitale, costringendoli ad associarsi in cooperative per sviluppare le loro attività in maniera regolare e vendere la loro merce in appositi punti vendita, con il conseguente versamento delle tasse sui loro commerci.  Qualche anno fa furono censiti oltre 6000 venditori ambulanti  operanti nella capitale: si va dalle donne che offrono frutta e verdura provenienti dalla campagna, ai ragazzi  che offrono oggettistica turistica, la più svariata, piuttosto che cartine geografiche o atlanti del Rwanda. Già migliaia di questi sono stati  formati nella gestione d'impresa per aiutarli a formalizzare le loro piccole imprese. Per incentivare questa trasformazione è stato anche offerto un anno di  franchigia fiscale.   "L'attività di vendita ambulante è illegale ed è a questo proposito che noi incoraggiamo tutti i venditori ambulanti della città a rispettare le norme e i regolamenti riguardanti il ​​modo di procedere in qualsiasi attività commerciale, per essere pronti a lavorare nei mini market che la città ha preparato per loro, perché questo li aiuterà a migliorare la loro vita quotidiana, socialmente ed economicamente " ha detto un responsabile comunale. In compenso la città, secondo le intenzioni della municipalità, dovrebbe diventare ulteriormente più pulita e sicura, come autorevolmente riconosciuto da un sondaggio internazionale Gallup che la colloca come la seconda città percepita come più sicura in Africa e 11° al mondo. Rimarranno probabilmente escluse da questi interventi le molte giovani donne, con i loro bambini portati sulle spalle, che spesso s'incontrano in città alla ricerca di un'offerta per sopravvivere.

martedì 22 agosto 2017

Meglio una cooperativa per l'accoglienza in Italia che un acquedotto in Africa?

Rwanda-Kibali:Bambini Batwa orfani inseriti
nel Progetto Adozioni dell'Associazione Kwizera
Giunti al termine della lettura del  messaggio del Papa per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2018,  che si articola lungo le linee d’azione dell’accogliere, proteggere, promuovere e integrare, non nascondiamo di aver provato un certo disagio e disorientamento. Sentimenti che nascono dal non aver trovato nel Messaggio alcun accenno alle condizioni di vita di centinaia di milioni di persone,  da cui traggono appunto origine i flussi migratori descritti, e conseguentemente alcun minimo accenno all’azione che migliaia di volontari mettono in campo, alle diverse latitudini, per 
Italia-Pistoia: Migranti in un momento
di relax in  piscina
rimuovere le cause del fenomeno migratorio portando, là dove necessario, qualche forma d’aiuto. Il tutto per tentare di creare i presupposti per dare forma a quel "diritto a non emigrare" che è una costante della Dottrina sociale della Chiesa e che lo stesso papa Francesco ha richiamato nell'analogo
 Messaggio del 2016, quando chiedeva che milioni di africani potessero “vivere con dignità, anzitutto esercitando il diritto a non emigrare per contribuire allo sviluppo del loro Paese ". A questo punto è lecito domandarsi se valga ancora la pena impegnarsi nell’aiuto ai popoli bisognosi, a casa loro, o se non sia meglio attendere comodamente qui, a casa nostra, i migranti, lucrando sulla loro accoglienza con i soldi dello Stato e raccogliendo, in sovrappiù, l’unanime apprezzamento del mondo politico ed ecclesiale. In conclusione: chiudiamo il cantiere per la costruzione di un acquedotto in Africa e apriamo una bella cooperativa dedita all’accoglienza qui in Italia?
Ma, poi, chi lo dice ai nostri amici rwandesi? 
Allora sarà meglio andare avanti sulla strada intrapresa!
Per un'analisi del Messaggio in un'ottica universale, che travalichi le strumentalizzazioni italiane, suggeriamo l'articolo dell'africanista Anna Bono, comparsa sul numero odierno de La nuova Bussola quotidiana (clicca qui).

venerdì 18 agosto 2017

Incontro con suore rwandesi al monastero di Grandate

Suor Eugenia, sr Odette, sr Jeanne d'Arc, sr Rolanda
L'incontro  con le quattro suore rwandesi, impegnate in un periodo di ritiro spirituale nel convento di clausura delle Suore Benedettine di Grandate, è avvenuto con lo scambio di un cordiale mwaramutse-buongiorno all'entrata del convento. Suor Odette, suor Rolanda, suor Jeanne d'Arc e suor Eugenia sono suore dell'ordine Abizeramariya provenienti dalla diocesi di Butare. Sono in Italia da alcuni anni:  presso la parrocchia di Mozzate, nella diocesi di Milano, le prime due e in quella di Castelluccio dei Sauri, in  provincia di Foggia, le altre due. Tutte quattro sono impegnate nell'assistenza pastorale all'interno delle rispettive parrocchie, con particolare attenzione per gli anziani. Una vocazione questa che avevamo già avuto modo di sperimentare nel 2003, a Byumba, quando accompagnati da don Paolo Gahutu avevamo avuto occasione di incontrare  gli anziani ospiti di una casa di accoglienza, proprio di questo ordine religioso. Pur venendo dalla diocesi di Butare, numerose sono risulatate le conoscenze comuni di suore e sacerdoti rwandesi.
 Visita alla casa per anziani di Byumba nel 2003
Sull'onda di questa comunanza, abbiamo fatto una vera e proprio full immersion nel Rwanda, supportati anche dallo scorrere delle immagini del calendario Kwizera e della pubblicazione Kwizera-Rwanda che abbiamo donato quale ricordo di questo imprevisto incontro e che alle nostre suore sono valse un momento di ritorno al paese di origine, dove hanno occasione di recarsi per un periodo di vacanza solo ogni tre anni.
Dobbiamo ringraziare suor Maria Maddalena del Risorto delle Benedettine di Grandate che, conoscendo il nostro interesse per il Rwanda, ci ha prontamente informati di questa presenza delle sorelle rwandesi, offrendoci l'opportunità di un incontro speciale, che potrebbe ripetersi in futuro in  Rwanda, dove, sfruttando l'acquisita conoscenza dell'italiano,  si potrebbe  lavorare insieme.