"Ad un mondo migliore si contribuisce soltanto facendo il bene adesso ed in prima persona, con passione e ovunque ce ne sia la possibilità".Benedetto XVI : Deus caritas est

lunedì 31 agosto 2015

Africa, nuova patria di Cristo. Contributi di pastori africani al sinodo sulla famiglia

La copertina 
Ecco il nuovo libro a più voci, ne sono infatti autori undici tra  vescovi e  cardinali africani, in cui la Chiesa africana cerca di dare una rappresentazione di quelle che sono le sensibilità e le  attese della comunità cristiana continentale in previsione del prossimo Sinodo sulla famiglia di ottobre. Edito per ora solo in inglese, negli Stati Uniti da Ignatius Press e in Kenya dalle edizioni Paoline, il libro, introdotto da una prefazione del cardinale nigeriano Francis Arinze, si articola sui seguenti contributi:
PARTE PRIMA: IL SINODO SULLA FAMIGLIA. DA UNA SESSIONE ALL'ALTRA
Cardinale Robert Sarah, prefetto della congregazione per il culto divino:
"Quale tipo di misericordia pastorale in risposta alle nuove sfide alla famiglia? Un'analisi dei Lineamenta"
Barthélemy Adoukonou, vescovo segretario del pontificio consiglio per la cultura:
"Partire da una fede vivente. Una lettura africana dell'Instrumentum laboris"
PARTE SECONDA:IL VANGELO DELLA FAMIGLIA
Denis Amuzu-Dzakpah, arcivescovo di Lomé, Togo:
"L'importanza del recente insegnamento del magistero sul matrimonio e la famiglia"
Cardinale Philippe Ouedraogo, arcivescovo di Ouagadougou, Burkina Faso:
"L'indissolubilità del matrimonio e la fondazione della famiglia umana"
Cardinale Berhaneyesus D. Souraphiel, arcivescovo di Addis Abeba, Etiopia:
"Come promuovere una vera comprensione del matrimonio e accompagnare le coppie sposate"
PARTE TERZA:CURA PASTORALE DELLE FAMIGLIE IN DIFFICOLTÀ
Cardinale Christian Tumi, arcivescovo emerito di Douala, Camerun:
"Il matrimonio in situazioni di difficoltà o debolezza. Separazioni, divorzi, seconde nozze"
Antoine Ganye, arcivescovo di Cotonou, Benin:
"Monogamia e poligamia. Sfide e preoccupazioni per la verità dell'amore nelle culture africane"
Cardinale Théodore Adrien Sarr, arcivescovo emerito di Dakar, Senegal:
"Le sfide del matrimoni misti e interreligiosi"
Samuel Kleda, arcivescovo di Douala, Camerun:
"La cura pastorale delle famiglie ferite"
EPILOGO:UN APPELLO DELLA CHIESA AFRICANA AGLI STATI
Cardinale Jean-Pierre Kutwa, arcivescovo di Abidjan, Costa d'Avorio:
"Perché lo Stato deve sostenere la famiglia?"

venerdì 28 agosto 2015

Parte il gruppo pilota del Progetto Mikan Pig

L'arrivo dei maialini dal Petit Seminaire
Don Paolo illustra regole e finalità del progetto
Ha preso il via ieri presso la parrocchia di Mutete  un nuovo progetto dell' Associazione Kwizera. Si tratta di una rivisitazione del Progeto Mikan che tanto successo ha riscosso tra le famiglie della diocesi di Byumba, con oltre tremila coppie destinatarie di una capretta. Questa volta si cambia: al posto di una capretta verra' assegnata ad ogni coppia una giovane femmina di maiale con il consueto impegno di destinare il frutto del primo parto ad altre coppie. Un gruppo pilota in tal senso e' stato  costituito da tempo presso la parrocchia retta da don Narcisse, e finalmente ieri, dopo adeguata preparazione, sia sulla regolamentazione del progetto che sulle nozioni di base circa l'allevamento dei maiali, le 25 copie del gruppo di Mutete hanno ricevuto il rispettivo maialino proveniente dall'allevamento del Petit Seminaire di Rwesero. A tenere a battesimo questa nuova iniziativa di Kwizera, c'era appunto il rettore del seminario, don Paolo Gahutu, accompagnato dal veterinario dello stesso seminario, oltre naturalmente il parroco di Mutete, don Narcisse.
Don Paolo e don Narcisse tra i componenti del gruppo
Il Progetto Mikan Pig, sicuramente piu' complesso nella gestione rispetto alla versione originaria con le capre, potrebbe riservare sviluppi decisamente interessanti, tenuto conto dell'elevata prolificita' dei maiali e del valore commerciale che gli stessi hanno assunto all'interno della societa' rwandese; si veda al riguardo questo nostro precedente post ( leggi qui).
Torneremo a breve sull'argomento per fornire alcuni dettagli sulla regolamentazione del Progetto.


mercoledì 26 agosto 2015

Oscurato il sito internet della CEPR

Dalle  ore 7,59 PM del 25 agosto,  chi cerca di entrare nel sito internet della Conferenza episcopale rwandese si trova davanti una videata vuota, in cui si avvisa che  il dominio e' scaduto.
Dopo l' assalto degli hacker di qualche tempo fa, di cui demmo notizia in un precedente post, questo e' il secondo "infortunio" che capita al sito. Per la verita', in questo caso sembra trattarsi di una dimenticanza amministrativa di chi dovrebbe curare il dominio. Confidiamo che al piu' presto si possa porre rimedio al disguido.

martedì 25 agosto 2015

I Vescovi africani ai giovani: "Restate in Africa per costruire un continente migliore"

“Non fatevi ingannare dall’illusione di lasciare i vostri Paesi alla ricerca di impieghi inesistenti in Europa e in America”. È l’appello lanciato da Mons. Nicolas Djomo,Vescovo di Tshumbe e Presidente della Conferenza Episcopale della Repubblica Democratica del Congo, ai giovani africani perché non cerchino soluzioni ai loro problemi al di fuori del proprio Paese ma invece lottino per costruire una società migliore. Mons. Djomo ha lanciato il suo appello nel discorso di apertura della riunione della Gioventù Cattolica Panafricana che si tiene a Kinshasa dal 21 al 25 agosto.“Guardatevi dagli inganni delle nuove forme di distruzione della cultura di vita, dei valori morali e spirituali” ha detto Mons. Djomo. “Utilizzate i vostri talenti e le altre risorse a vostra disposizione per rinnovare e trasformare il nostro continente e per la promozione della giustizia, della pace e della riconciliazione durature in Africa”.“Voi siete il tesoro dell’Africa. La Chiesa conta su di voi, il vostro continente ha bisogno di voi” ha rimarcato il Vescovo.Secondo un comunicato inviato all’Agenzia Fides alla riunione, organizzata dal Simposio delle Conferenza Episcopali di Africa e Madagascar (SECAM/SCEAM), hanno partecipato 120 delegati provenienti da Gabon, Zimbabwe, Ghana, Sudafrica, Botswana, Swaziland, Egitto, Congo, Kenya, Uganda, Camerun.Parole chiare, che vanno ad aggiungersi a precedenti prese di posizione dell'episcopato africano in materia di migrazioni ( leggi post) e che dovrebbero far riflettere anche molti commentatori e uomini di Chiesa, che danno del fenomeno migratorio letture parziali, dimenticando che alle spalle della poche decine di migliaia di migranti irregolari ci sono centinaia di milioni di africani che combattono per una vita migliore, magari contando anche sul nostro aiuto.

mercoledì 19 agosto 2015

Migrazioni: la soluzione a senso unico dell’editorialista di Avvenire

Il prof. Leonardo Becchetti, nel suo editoriale comparso ieri su Avvenire, intervenendo nella polemica in corso tra politica e certi uomini di Chiesa in materia di immigrazione, trova il modo di ridicolizzare una posizione, quella dell’aiutiamoli a casa loro, che dovrebbe avere diritto di cittadinanza, al pari di altre posizioni, nel dibattito anche all’interno della comunità cristiana. Infatti, liquida in questi termini sbrigativi una delle possibili opzioni: “Aiutarli a casa loro, già. Ecco la soluzione geniale. Quasi che nessuno ci abbia mai pensato prima! Chi legge questo giornale, anche ogni tanto, ne sa più di qualcosa... E chi sta scrivendo questa nota, come molti altri suoi colleghi, ha deciso di diventare economista e di lavorare con passione in questo settore proprio per realizzare un tale obiettivo: lottare contro la miseria nelle aree più povere. Ci sono decenni, anzi secoli, di esperimenti, studi, progetti di economia dello sviluppo, riflessioni della comunità credente nelle encicliche sociali. Tantissimi tentativi, qualche successo, molti errori”. Pur citando le encicliche sociali, forse dimentica quanto auspicato dalla Caritas in Veritate ai punti 27 e 62 in materia di migrazioni e di aiuti allo sviluppo. Richiesto sul suo blog, che tiene non su Avvenire ma nella più visibile piattaforma di Repubblica, di un giudizio sulla buona pratica che tale politica ha trovato in  Rwanda, ha pensato bene di non pubblicare il commento di un lettore che lo sollecitava in proposito, forse per non misurarsi con  una best practice non proprio in linea con le sue tesi, confermando ancora una volta l'inveterata comoda abitudine di molti economisti di rifugiarsi nelle loro teorie quando la realtà da' loro torto.

lunedì 17 agosto 2015

L’Africa pronta a far sentire la propria voce al Sinodo

Secondo quanto riferisce La Nuova Bussola quotidiana, sarebbe in preparazione, in previsione della prossima sessione sinodale di ottobre, un testo che raccoglierebbe i contributi di un numero significativo di vescovi e cardinali africani. Sarebbero undici gli esponenti della Chiesa africana decisi  a “raccontarci l'Africa, anzi per far sentire la voce dell'Africa sui temi del Sinodo e non solo”.Poichè finora non si conoscono i nomi degli autori, non è dato sapere se vi sia anche un rapppresentante della Chiesa rwandese. Questo contributo dovrebbe aggiungersi a quanto emerso dai lavori della conferenza tenutasi nel giugno scorso sul tema "La famiglia in Africa: quali esperienze e quali contribuiti alla XIV Assemblea Ordinaria dei Sinodi dei Vescovi”,  organizzata dal Simposio delle Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar (SECAM/SCEAM) ( leggi qui).
Un altro figlio dell’Africa, il cardinale Robert Sarah, Prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, contribuirà invece, unitamente ad altri 10 porporati, a un nuovo testo in vista del Sinodo ordinario. Dovrebbe intitolarsi “Matrimonio e famiglia”, con un sottotitolo che svela qualcos'altro. Si parla, infatti, di «prospettive pastorali di 11 cardinali».

domenica 16 agosto 2015

Migranti: il punto di vista rwandese

Un articolo apparso oggi sul principale quotidiano rwandese, The New Times,  a firma Sophie Kamya, dal titolo It'is the Mediterranean, not a 5-star hotelsuona come un'indiretta conferma di quanto sostenuto nel nostro post Aiutiamoli a casa loro:la lezione del Rwanda.
Leggendolo, ci si renderà conto come certi discorsi, che fanno fatica a fare breccia nell'opinione pubblica occidentale, comincino invece ad avere diritto di cittadinanza nell'opinione pubblica africana. Qui di seguito riproduciamo l'intero articolo.
Ho sempre pensato che decine di migranti che cercano di raggiungere l'Europa sappiano esattamente a cosa vadano incontro prima di intraprendere l’arduo viaggio.Non ci sono scorciatoie. Dovete farlo attraversando il deserto, superando i gruppi jihadisti  sparsi in tutto il Nord Africa e, infine,  le acque agitate del Mediterraneo. E’ tutto nelle notizie; dal momento che ogni giorno abbiamo centinaia che cercano di raggiungere l'Europa, si potrebbe pensare che i potenziali migranti siano ben consapevoli delle sfide.Ecco perché di recente ho trovato divertente leggere di richiedenti asilo scontenti che esprimevano la loro insoddisfazione per il trattamento che stanno ottenendo in Europa. Un rifugiato dalla Siria si chiede sorpreso "E 'questa l'Europa? Se questo è vero, allora me ne torno in Siria". Un altro uomo che sembrava essere di origine mediorientale si lamentava del fatto che," Non c'erano servizi igienici, letti o cibo per i migranti". Per quanto possa essere solidale con queste persone, molte delle quali fuggono da guerre civili e varie altre forme di persecuzione, non ho potuto fare a meno di scuotere incredula la testa. Che cosa si aspettano questi migranti? Palazzi e alberghi a 5 stelle sulle coste italiane, greche o spagnole in attesa di essere occupati? In entrambi i casi sono estremamente ingenui o sono stati ingannati da contrabbandieri e altri individui senza scrupoli che hanno fatto loro  credere che, una volta raggiunta l'Europa, tutto sarebbe stato facile. Se volete un letto comodo e non una brandina in una  tenda sovraffollata in attesa che vangano predisposti i documenti per rimanere, tornate a casa.

sabato 15 agosto 2015

Benvenuto al nuovo ambasciatore italiano in Rwanda

Domenico Fornara
Dall'11 maggio, il dott. Domenico Fornara  ( vedi curriculum) e' il nuovo ambasciatore  italiano in Uganda, Rwanda e Burundi. Sostituisce il mai rimpianto Stefano Dejak, nominato capo della delegazione dell'Unione Europea in Kenia, di cui ricordiamo l'assenza al funerale delle tre suore uccise in Burundi. 
Al nuovo ambasciatore formuliamo, seppur con imperdonabile ritardo, un cordiale benvenuto e  augurio di buon lavoro.  


@DFornara
Personal account of the Ambassador of Italy to Uganda,Rwanda and Burundi.Tetweet not endorsenent. 










Apprezziamo   che l'ambasciatore abbia ritwittato  il nostro post rilanciato da Vita.

martedì 11 agosto 2015

L'affaire Karake finisce ....a tarallucci e vino

La giustizia britannica ha deciso di chiudere il caso del capo dei servizi segreti rwandesi , gen Karenzi Kareke, arrestato nel giugno scorso all’aeroporto di Heathrow, sulla base di un mandato d’arresto europeo, in quanto la magistratura spagnola lo accusa di responsabilità nell'uccisione di tre cooperanti spagnoli dell’organizzazione non governativa Médicos de Mundo ( leggi qui). 
In pratica si e' deciso che non ci fossero gli estremi per procedere, non riconoscendo la giustizia britannica la possibilità' di estradare in Spagna l'accusato per le accuse a lui mosse dalla magistratura spagnola. Il generale potra' quindi fare presto rientro in Rwanda, con grande soddisfazione delle autorita' di governo di Kigali, che vedevano in questo arresto un pericoloso precedente per accuse consimili che interessavano diversi esponenti dell'attuale governance rwandese. Invece, come era facilmente prevedibile, il tutto si e' risolto in un nulla di fatto, con la signora Cherie Blair, legale del generale e moglie dell'ex premier Tony Blair, a sua volta grande consulente del governo rwandese, che si appresta a spiccare una consistente parcella che nessuno mai si sognera' di contestare, qualsiasi sia l'ammontare, visto il risultato raggiunto.

lunedì 10 agosto 2015

Militare rwandese del contingente ONU nella R. Centrafricana uccide 4 commilitoni

Sabato, un militare del contingente rwandese delle forze ONU di stanza a Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana, ha aperto il fuoco contro propri commilitoni, uccidendone quattro e ferendone altri otto, prima di essere abbattuto dal fuoco dei propri compagni.L'accaduto, che ha avuto come teatro il quartier generale del battaglione rwandese,  assume una connotazione particolare dopo che un comunicato delle forze armate rwandesi lo ha definito un atto presumibilmente di carattere "terroristico". Sono sconosciute le motivazioni che hanno indotto le autorita' rwandesi a bollare come terroristico un atto che ha diversi precedenti nelle caserme di tutto il mondo, il piu' delle volte aventi motivazioni riconducibili alle psiche personale dell'autore.Evidentemente la cosa avra' qualche fondamento, salvo chiedersi come il "terrorista" abbia potuto superare il vaglio delle attente selezioni con cui viene effettuato il reclutamento dei militari rwandesi.
Il Rwanda e' tra i principali paesi che forniscono personale militare alle missioni di pace dell'ONU nel mondo ( leggi qui).

lunedì 3 agosto 2015

Il post Aiutiamoli a casa loro...ripreso dal sito del mensile Vita


Il noto mensile Vita, dedicato al volontariato e diretto da Riccardo Bonacina, ha ripreso nel suo sito on line il post Aiutiamoli a casa loro: la lezione del Rwanda.
Leggi cliccando qui.

domenica 2 agosto 2015

Un movimento jihadista con base sulle montagne ai confini rwandesi

Come se ce ne fosse bisogno, nella caotica situazione che caratterizza la zona del Kivu coongolese ai confini con il Rwanda, ha fatto la sua comparsa anche la minaccia dell'estremismo islamico. Secondo notizie raccolte dalla fondazione di diritto pontificio Aiuto alla Chiesa che Soffre - ACS e rilanciate anche dalla Radio Vaticana il 22 luglio scorso, uno dei tanti gruppi armati attivi da anni nella zona, l'Adf-Nalu, acronimo inglese della Forze Democratiche Alleate-Esercito nazionale per la liberazione dell'Uganda, ha subito per così dire una mutazione genetica trasformandosi in un vero e proprio movimento jihadista, asssumendo il nome di Adf-Mdi o semplicemente Mdi-Muslim defence international.I potenziali rischi che ne potrebbero scaturire per il Congo, ma, a nostro avviso, anche per il Rwanda, dove esiste pur sempre una minoranza mussulmana ( allo stato non supeiore al 2%)  che potrebbe subire il fascino perverso di questi estremisti, vengono analizzati in questo contributo dell'africanista Anna Bono, comparso oggi su La Bussola quotidiana (leggi qui).