"Prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra". Benedetto XVI


mercoledì 30 aprile 2014

Skype triplica le tariffe delle telefonate verso il Rwanda

Brutta sorpresa per i clienti che utilizzano Skype per telefonare in Rwanda. Infatti, nei giorni scorsi, l'operatore telefonico via internet ha improvvisamente innalzato le tariffe per le telefonate verso il Rwanda, triplicandole. Le nuove tariffe a consumo sono ora di euro 0,49 Iva inclusa contro i precedenti  euro 0,16. I vecchi prezzi sono ancora usufruibili con abbonamenti mensili che a seconda del minutaggio acquistato vanno da euro 15,9 fino a 10 centesimi.   Non si conoscono le ragioni di un simile rincaro, tenuto conto che per telefonare  nei paesi vicini Skype pratica ancora tariffe decisamente più basse: 0,261 euro in  Uganda e 0,265 in Tanzania.
A questo punto non resta che passare a Google voice che offre tariffe a consumo di $ 30,5 centesimi, pari a euro 0,22 Iva inclusa.

lunedì 28 aprile 2014

La lettura revisionista di un ricercatore francese sulla premeditazione del genocidio

Quanto accaduto dal 1990 al 1994 in Rwanda comincia ad essere oggetto, e lo sarà sempre di più da qui in avanti, di indagini specifiche da parte di ricercatori e storici che si sforzano di  darne  una lettura  che, sottraendosi ai condizionamenti della contingenza politica, collochi quanto accaduto in quel periodo in una prospettiva storica. Tali ricerche, quando si discostano dalle interpretazioni correnti, vengono spesso sbrigativamente e spregiativamente bollate, da chi non le condivide, come  revisioniste. Potrebbe essere questo il destino di un recente contributo critico di uno studioso dell'area dei Grandi Laghi, Serge Dupuis, pubblicato dalla  Fondazione francese Jean Jaures, che rivisita la vulgata ufficiale secondo cui  il genocidio dei tutsi rwandesi era previsto fin dal primo progrom alla fine degli anni cinquanta e preparato nel contesto di un'ideologia etnonazionalistica. Per sgomberare il campo da qualsiasi equivoco o possibile  accusa di negazionismo, Dupuis riconosce l'esistenza del genocidio dei tutsi collocandolo però temporalmente in una fase successiva al mese di aprile del 1994 e soprattutto non riscontrandone la premeditazione, in questo rifacendosi a quanto sentenziato dal Tribunale penale  internazionale per il Rwanda-TPIR che nelle sue sentenze di condanno degli imputati giudicati per genocidio, non ha mai riconosciuto la pianificazione del genocidio stesso.Per arrivare a queste conclusione il ricercatore parte dalla narrazione ufficiale che considera il genocidio come il culmine di un lungo processo dove il razzismo anti-tutsi affonda le radici nelle politiche messe in campo dai governi  Kayibanda prima e Habyarimana poi. Le dinamiche storiche vedrebbero da una parte il governo utilizzare l'offensiva del  RPF-Rwandan Patriotic Front come pretesto per compiere il genocidio, dall'altra l'azione del RPF come mossa preventiva per scongiurare la minaccia genocidaria.Secondo Serge Dupuis, che non condivide l'interpretazione che va per la maggiore a livello internazionale, il genocidio è il risultato del conflitto tra il RPF, mirante dichiaratamente alla conquista del potere, e il governo a sua volta impegnato nella difesa dello statu quo e nel mantenimento del potere stesso.In questa lotta per il potere, secondo lo studioso, il RPF, consapevole che l'offensiva avrebbe risvegliato  l'ideologia razzista, ha perseguito una strategia di violenza per spingere il regime ad attaccare i tutsi e quindi legittimare l'offensiva messa in atto. Il governo in carica, da parte sua, sentendosi minacciato dalla ribellione, per paura di perdere la propria egemonia, radicalizza la propria posizione perseguendo una politica di tensione fino al genocidio.Chi volesse approfondire gli argomenti addotti dal ricercatore francese a sostegno della propria tesi, che si colloca certo su un terreno  border line del revisionismo storico evitando  peraltro di sconfinare nel negazionismo, potrà leggere l'intero studio in francese, cliccando qui, e, all'esito,  cotestarne eventualmente la fondatezza.

giovedì 24 aprile 2014

L'Indro: accuse alla Chiesa Cattolica in margine ai recenti arresti

 In un articolo apparso sul giornale on line L’Indro, relativo alla vicenda del recente arresto del cantante Kizito Mihigo, a firma del free lance Fulvio Beltrami, che i nostri lettori già conoscono, troviamo questo passaggio “Nel complotto per assassinare il Presidente Paul Kagame sono coinvolti anche Cassien Ntamuhanga famoso giornalista di Amazing Grace Radio, una emettente radiofonica cattolica finanziata dal Vaticano, gettando pesantissime ombre sulle reali intenzioni della Chiesa Cattolica nei confronti della problematica hutu-tusti nel paese  in netto contrasto con le affermazioni pubbliche di pace e riconciliazione sociale in Rwanda del Santo Padre Francesco”.Dove  l’ineffabile Beltrami  abbia tratto la notizia circa la riconducibilità all’area cattolica della Amazing Grace Radio, con tutto quello che consegue nella sua analisi, non è dato sapere. Disponibili ad ospitare i chiarimenti del caso.

mercoledì 23 aprile 2014

Gruppo alberghiero svizzero assume la gestione dell'Hotel Rwanda

La Kempinski Hotels, il più antico gruppo alberghiero di lusso europeo, la fondazione risale al 1897, ha assunto la gestione del'Hotel des Mille Collines, il noto Hotel Rwanda dell'omonimo film. Fino al 1995 proprietà della compagnia di bandiera belga, Sabena, era successivamente diventato proprietà' della Mikcor Hotel Rwanda. Con questa operazione la Kempinski Hotels fa il proprio ingresso sul mercato rwandese in cui già operano o si apprestano ad avviare la propria attività, a conferma della grande attrattività del mercato del turismo rwandese, primari operatori come: Protea (la più grande catena di hotel in Africa), Radisson, Hilton e Sheraton. L'albergo a quattro stelle sara' sottoposto a una profonda ristrutturazione per rispondere ai requisiti di qualità del nuovo gestore: solo allora l'attuale brand si trasformerà in Kempiski des Mille Collines. Il gruppo svizzero gestisce già sette alberghi in Africa, cinque dei quali in Africa sub-sahariana, con ulteriori propositi espansivi come confermato dall'amministratore delegato, Reto Wittwer, che ha recentemente affermato: "L'Africa è per noi il mercato del futuro, sia da un punto strategico che  finanziario. Il nostro obiettivo sono le destinazioni che svolgono un ruolo fondamentale per lo sviluppo economico del continente. Come siamo stati pionieri della crescita industriale in Russia e in Cina, vogliamo anche esserlo in Africa, stabilendo nuovi standard in termini di qualità, servizio e lusso. Ci stiamo concentrando in particolare sull'Africa sub-sahariana, che ha registrato una crescita economica eccezionale nel recente passato." Altre  aperture previste  in Africa nel 2014 includono il Kempinski Hotel Gold Coast City in Accra, Ghana e il Royal Maxim Palace Kempinski al Cairo, in Egitto, che aprirà nei primi mesi dell'anno, con ulteriori progetti nella futura capitale della Guinea Equatoriale, Oyala e nella Repubblica Democratica del Congo, dove la catena spera di approntare piani completi d'intervento entro la fine dell'anno.

martedì 22 aprile 2014

Anche in Rwanda non ci si dimentica dei nostri marò

Non lasciamo soli i nostri marò
Ecco le prime due cisterne, da 10.000 litri ciascuna, che l'Associazione Kwizera si appresta a fornire a diverse comunita' della diocesi di Byumba nell'ambito del Progetto Amazi, ( acqua, in lingua kinyarwanda) che prevede appunto l'allestimento di  cisterne in materiale plastico per la raccolta dell'acqua piovana dai tetti degli edifici comunitari ( scuole , chiese, edifici parrocchiali). La messa a regime di tale cisterne permette di  raccogliere acqua nel periodo delle piogge per far fronte alla siccità nelle stagioni secche, ma anche per garantire una disponibilità di acqua in via ordinaria in posti dove non esistono sorgenti se non a ore di cammino. L’Associazione Kwizera ha voluto che queste prime due cisterne, a cui ne faranno seguito immediatamente altre quaranta, per arrivare a regime a oltre cinquanta, riportassero la scritta We won’t leave our marines alone, Non lasciamo soli i nostri marò, a sostegno di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, da due anni  trattenuti in India perchè coinvolti in vicende, tuttora da accertare nella loro reale dinamica, nell’ambito della loro attività di vigilanza  su navi commerciali.  La ditta fornitrice la Roto Ltd, gestita da cittadini indiani nella capitale, ha accettato la richiesta dell'Ass. Kwizera  di indirizzare questo messaggio, che va   indistintamente agli indiani e alle autorità italiane, che vuole essere  un gesto di solidarietà e vicinanza  da parte di volontari che quando si trovano all'estero sanno cosa significhi “giocare fuori casa” .

giovedì 17 aprile 2014

Ecco l'ultima canzone di Kizito Mihigo

Non si conoscono ancora  le prove di cui la polizia rwandese  dice di disporre  a sostegno dell'accusa formulata contro l'artista Kizito Mihigo di far parte di un gruppo terroristico intenzionato a sovvertire l'ordine costitutito. Da più parti viene però avanzato il sospetto che la vera causa che ha mosso le autorità contro l'artista sia da ricercarsi nella sua ultima canzone, intitolata Igisobanuro Cy'urupfu-Il significato della morte, di cui proponiamo il video e la traduzione  italiana (by Miki) del testo. E' estremamente difficile pensare che le autorità siano rimaste indifferenti di fronte  a una canzone in cui  si manifesta compassione per tutte indistintamente le vittime " anche loro esseri umani" della tragedia rwandese. Naturalmente la polizia ha smentito qualsiasi connessione tra l'uscita della canzone e i successivi provvedimenti restrittivi messi in atto contro l'artista.E' indubbio che siamo in presenza di un'operazione che potrebbe riservare qualche risvolto non previsto anche alle attente autorità rwandesi. Non sarebbe, infatti,  la prima volta nella storia che, imprigionato l'artista, la sua opera, in questo caso  una canzone, assurga a simbolo di resistenza politica.



Il significato della morte
Non c'è cosa peggiore della morte
Ma che percorso per noi 
un percorso verso il bene
il bene più grande
La morte è la porta che guida verso Dio il Creatore
Ma per fare in modo che quella porta si apra bisogna
che l'invocazione di Dio avvenga in kinyarwanda
Morire sarà la risposta all'invocazione di Dio
Nulla di simile a una "buona morte"
che sia per genocidio o guerra
macellati per vendetta
scomparsi in un incidente o per malattia
Questi cari estinti (queste amate morti) pregano per noi
Anche se il genocidio mi ha reso orfano 
non mi ha tolto assolutamente l'amore per il prossimo
le loro vite sono state brutalmente portate via
ma non sono state considerate un genocidio
questi fratelli e sorelle sono ugualmente esseri umani e io prego per loro
sono esseri umani e li conforto
sono esseri umani e li ricordo
La mia dignità e il mio amore
non sono radicate nella vita carnale nè nel possesso materiale
ma nella mia umanità, nell'essere uomo
Lasciamo che il mio essere rwandese sia preceduto da "io sono un essere umano"
La mia comprensione della Salvezza è il mio modo di vivere
Io sono stato salvato dalla fede
la fede che ho in Gesù Cristo
Quella Cristianità mi riempie e mi colma come rwandese
La Morte riunisce le persone con Dio
che le creò
e vive nell'amore sconfinato per il Padre
Quell'Amore che è la sete per cui anela la mia vita
Quell'Amore è la speranza di vita eterna
Quell'Amore è la direzione giusta verso la vita eterna
AMEN

martedì 15 aprile 2014

Clamoroso arresto per terrorismo del famoso artista Kizito Mihigo

La Polizia Rwandese ha arrestato il famoso musicista  Kizito Mihigo, unitamente a Cassien Ntamuhanga, un giornalista di Amazing Grace Radio, del quale nei giorni scorsi era stata denunciata la scomparsa, e  Jean-Paul Dukuzumuremyi, un ex militare. Per tutti l'accusa è pesantissima: coinvolgimento nella pianificazione di attacchi terroristici contro il Rwanda volti al rovesciamento violento del governo, anche attraverso l'assassinio di funzionari pubblici e l'incitamento alla violenza tra la popolazione. La polizia  ha aggiunto che i tre sono sospettati di lavorare a stretto contatto con i membri  del Rwanda National Congress (RNC) e del FDLR,  e di partecipare attivamente a una rete che ha effettuato diversi attacchi con bombe e continua a pianificare azioni terroristiche.Il portavoce della polizia, ACP Damas Gatare, ha detto che "La polizia è in possesso di numerose prove tra cui granate e testimonianze ottenute da altri complici arrestati nel corso delle indagini".
La notizia è decisamente clamorosa anche se, allo stato dei fatti conosciuti, di non facile lettura perchè riguarda forse il più importante e conosciuto artista rwandese, come emerge dal profilo che ne fa una fonte insospettabile come  il gioranale filogovernativo, The New Times.
Foto dal sito della KMP: Kizito in concerto e con la First Lady
Kizito Mihigo, tretratrenne originario di Kibeho, ha iniziato la sua carriera musicale all'età di nove anni fino a diventare il più popolare compositore organista liturgico nella Chiesa cattolica del Rwanda.Sopravvissuto al genocidio, in cui ha perso  il padre, ha tratto da quella tragedia l'ispirazione per diventare l'organista-cantante-autore e compositore di molte canzoni di commemorazione popolari. Nel 2000 aveva già scritto e composto più di 200 canti liturgici e cantato in tutte le parrocchie del Rwanda. Nel 2003 si reca in Europa per proseguire gli studi musicali " per gentile concessione del governo" come sottolinea The New Times.Nel 2010 ha fondato la Kizito Mihigo for Peace (KMP), una fondazione senza scopo di lucro, con la missione di utilizzare l'arte  nella costruzione della pace. Nel 2011, Imbuto Fondation ( l'organizzazione dei sopravissuti al genocidio) ha dato a  Kizito Mihigo il premio Celebrating Young Rwandan Achievers, (CYRWA), in riconoscimento della sua attività artistica per la pace e la riconciliazione. Ancora a gennaio si era esibito al Kigali Genocide Memorial in occasione del lancio della Kwibuka Flame, la fiaccola che ha fatto il giro dell'intero Rwanda in preparazione delle celebrazioni del ventesimo anniversario del genocidio.
Come si vede un profilo, non propriamente di un oppositore, che rende ancor più eclatante l'arresto. Secondo quanto riferisce l'agenzia MISNA "Le autorità lo accusano di non aver partecipato alle commemorazioni del ventennale del genocidio, di “cercare ulteriore popolarità” e di aver denunciato nella sua ultima canzone “crimini commessi dal Fronte patriottico ruandese (Fpr, al potere)”.Finora non si conoscono le reazioni  nell'opinione pubblica rwandese, presso la quale l'artista gode di ampia fama.
Per conoscere la produzione artistica di Kizito  clicca qui.

venerdì 11 aprile 2014

Pubblicati gli elenchi dei beneficiari del 5 per mille per il 2012. A Kwizera vanno 7mila euro

L'Agenzia delle Entrate ha reso noto  gli elenchi dei beneficiari del 5 per mille, relativo all'anno 2012, riportanti i dati completi relativi sia al numero delle scelte espresse dai contribuenti sia agli importi attribuiti agli enti che hanno chiesto di accedere al beneficio. I nuovi elenchi sono consultabili online su www.agenziaentrate.it, nella sezione Documentazione > 5 per mille > 5 per mille 2012.Per facilitare l’identificazione geografica degli enti,  gli elenchi degli ammessi e degli esclusi in aggiunta ai dati consueti, codice fiscale, denominazione, numero di scelte e importi, sono corredati con le informazioni sulla Regione, sulla Provincia e sul Comune in cui ha sede l’ente, fissando un’istantanea geografica sui flussi del 5 per mille. Anche  il 2012 conferma l’ennesimo primato degli enti del volontariato e delle Onlus come settore predominante nell’attrarre le scelte epresse da milioni di contribuenti italiani. In particolare, tra gli enti con un maggior flusso di ricezione delle destinazioni indicate dai contribuenti compaiono, come nel 2011, in ordine rispetto alle scelte, Emergency con euro 10,360  milioni, Medici senza frontiere con 8,187 milioni, Associazione italiana per la ricerca sul cancro con   6,686 milioni e al Comitato italiano per l’Unicef con 5,364 milioni .
 Il relativo elenco è consultabile cliccando qui.
L'Associazione Kwizera è stata scelta da 269 contribuenti che hanno concorso ad attribuire un importo complessivo di 7.079,37 euro che sarà totalmento investito in  Rwanda nella realizzazione del Progetto Amazi.

giovedì 10 aprile 2014

Atlas: una fotografia realistica dell'attuale Rwanda

In questa settimana tutta la stampa italiana, come peraltro quella internazionale, ha dedicato molto spazio alla commemorazione del ventesimo anniversario della tragedia rwandese. Per la verità raramente le ricostruzioni sono andate al di la' dei soliti cliche' e delle solite semplificazioni, sia nella ricostruzione dei fatti del 1994 che nella rappresentazione della situazione attuale, sempre piuttosto scontata.Per questo ci piace segnalare questo articolo apparso  sul sito Atlas a firma di  Celine Camoin, che, come recita il titolo, ricostruisce la situazione attuale del Rwanda in maniera puntuale, senza passare sotto silenzio anche le ombre che costellano lo scenario rwandese. Il lettore potrà farsi un'idea dell'odierno Rwanda a nostro avviso conforme a quanto riscontrabile in loco da chi conosca Kigali ma anche la realtà dei villaggi della campagna rwandese. L'articolo si accredita anche per una particolarità: se si fa una ricerca su Google, limitatamente alle notizie apparse in italiano nell'ultima settimana, si scopre che Atlas web è l'unica testata giornalistica, con la sola eccezione di Rainews, che abbia citato, parlando dell'attuale situazione politica del Rwanda, la dissidente politica  Victoire Ingabire, condannata a 15 anni di  carcere.

Rwanda: a 20 anni dal genocidio, dopo il buio la luce ma anche le ombre
Vent’anni fa si apriva il capitolo più buio della storia moderna del Rwanda, un paese grande come la Sicilia nel quale in circa tre mesi si consumò un barbaro genocidio costato la vita a centinaia di migliaia di persone, tra le 500 e le 800.000, individui appartenenti alla comunità tutsi, ma anche hutu moderati che cercarono di aiutare i connazionali oggetto del piano di sterminio messo a punto dalle milizie interahamwe. Oggi il Rwanda è una delle nazioni più stabili e fiorenti dell’Africa subsahariana, con un tasso di crescita economica per il 2014 previsto al 7,2% dalla Banca Mondiale. La strategia di sviluppo e di sostegno agli investimenti è ampiamente apprezzata dalla comunità internazionale, così come i buoni risultati raggiunti in ambito sanitario e sociale. continua a leggere

lunedì 7 aprile 2014

Papa Francesco al popolo rwandese

Dopo l'Angelus di ieri, Papa Francesco ha rivolto questo appello al popolo rwandese.
Cari fratelli e sorelle,
si terrà domani in Ruanda la commemorazione del XX anniversario dell’inizio del genocidio perpetrato contro i Tutsi nel 1994. In questa circostanza desidero esprimere la mia paterna vicinanza al popolo ruandese, incoraggiandolo a continuare, con determinazione e speranza, il processo di riconciliazione che ha già manifestato i suoi frutti, e l’impegno di ricostruzione umana e spirituale del Paese. A tutti dico: Non abbiate paura! Sulla roccia del Vangelo costruite la vostra società, nell’amore e nella concordia, perché solo così si genera una pace duratura! Invoco su tutta la cara Nazione ruandese la materna protezione di Nostra Signora di Kibeho. Ricordo con affetto i Vescovi ruandesi che sono stati qui, in Vaticano, la settimana scorsa.
E tutti voi invito, adesso, a pregare la Madonna, Nostra Signora di Kibeho.
( Ha fatto seguito la recita dell'Ave Maria)

domenica 6 aprile 2014

L'inizio

Riportiamo qui di seguito l’articolo con cui il Corriere della Sera del 7 aprile 1994 dava notizia di quanto successo il giorno precedente, il 6 aprile, a Kigali, la capitale di un paese africano praticamente sconosciuto. Nessuno immaginava la portata di quel fatto, affidato ad una cronaca ripresa dalle agenzie con alcune informazioni di contorno frettolosamente ( lo si vede dalle inesattezze e semplificazioni di cui è infarcito il testo) attinte dagli archivi e relegata a pagina  10. In realtà stiamo leggendo l'inizio, la causa scatenante, secondo l’unanime convincimento di tutti gli osservatori, di 100 giorni di sanguinaria follia collettiva che passeranno alla storia come uno dei più  tragici fatti della seconda metà del secolo scorso. Ad oggi quell’attentato, che le indagini successive definiranno meglio nella sua dinamica senza, peraltro, pervenire all'identificazione certa di un colpevole, in un macabro balletto di accuse reciproche tra i protagonisti di quella che, fino ad allora, era una delle tante guerre civili che insanguinavano il continente africano. Dall’indomani, quel dispaccio di cronaca lasciò il posto ad un effluvio di immagini che fecero conoscere al mondo la tragedia rwandese.
Abbattuto l' aereo. Uccisi i presidenti di Rwanda e Burundi
L' aereo che trasportava il presidente del Ruanda, Juvenal Habyarimana, e quello del Burundi, Cyprien Ntaryamira, e' stato colpito con diversi tiri di mortaio ed e' precipitato durante l' atterraggio all' aeroporto di Kigali
 KIGALI . L' aereo che trasportava il presidente del Rwanda, Juvenal Habyarimana, e quello del Burundi, Cyprien Ntaryamira, e' stato colpito con diversi tiri di mortaio e si e' schiantato al suolo in fiamme mentre si stava apprestando ad atterrare all' aeroporto di Kigali, capitale del Rwanda. Entrambi i capi di Stato sono morti sul colpo. Habyarimana e Ntaryamira stavano tornando da Dar es Salaam, in Tanzania, dove avevano partecipato a una riunione sulle crisi politico etniche tra l' etnia Tutsi - i "lunghi" watussi- e l' etnia Hutu - i "corti" bantu'- che stanno mettendo a ferro e fuoco il Burundi e il Rwanda. All'incontro partecipavano anche i presidenti dell' Uganda, Yoweri Museveni, della Tanzania, Ali Hassan Mwynyi, e il vice presidente keniota George Saitoti. Ibrahim Msabaha, portavoce del ministero degli Esteri tanzaniano, ha dichiarato che il vertice era stato organizzato per cercare di risolvere su base regionale le ostilita' . Una delle richieste avanzate era di dare il via a un intervento militare multi nazionale per disarmare i 5.000 membri ribelli dell' esercito del Burundi dominato dai Tutsi, principali responsabili delle stragi. La guerra etnica del Burundi, che sebbene in forma meno cruenta si e' estesa anche in Rwanda, ha origini lontane. I "watussi" sono stati per secoli i privilegiati e i "bantu' " gli oppressi. Gli hutu infatti, anche se erano la stragrande maggioranza, non potevano entrare nell' esercito o andare a scuola. Gli impiegati statali erano tutsi, ai corti veniva negato tutto. Poi in Burundi sono avvenute le prime elezioni democratiche e, naturalmente, e' stato eletto un hutu. Ma il presidente Ndadaye e' stato ucciso dopo appena 100 giorni di governo, lo scorso anno. Gli e' succeduto Ntaryamira, anch' egli di etnia hutu, che ha invano tentato negli ultimi mesi di porre un freno al predominio Tutsi e ai ripetuti massacri di cui sono stati vittima anche diversi missionari stranieri (in marzo e' stato attaccato anche un centro gestito da religiosi italiani). Migliaia di hutu, che rappresentano l' 85 per cento della popolazione del Burundi, ma anche molti watussi sono stati costretti dai continui attacchi a cercare rifugio oltre frontiera nel vicino Rwanda che ha allestito diversi campi profughi lungo il confine fra i due Paesi. Sul fronte rwandese, invece, la coalizione di Habyarimana e i ribelli dell' ex Fronte patriottico, in maggioranza di etnia Hutu, non erano finora riusciti ad accordarsi su un governo di transizione nonostante gli accordi di pace firmati nell' agosto scorso.

Leggi anche la cronaca del Corriere della sera dell'8 aprile 1994 (clicca qui).

venerdì 4 aprile 2014

Speciale di Avvenire: Vent'anni dopo i massacri

Il numero odierno di Avvenire dedica due intere pagine la quattro e  la cinque al ventennale della tragedia rwandese.  Oltre al discorso tenuto ieri da Papa Francesco ai Prelati rwandesi in visita ad limina e un’analisi di Paolo A. Alfieri sulla situazione dell’area dei Grandi Laghi,  lo speciale dal  titolo “Vent’anni dopo i massacri”, ospita, a firma dell’inviato Claudio Monici,  un ‘intervista con l’ex console onorario italiano del tempo, Antonio Costa, un reportage dal sacrario di Nyamata e poi una rappresentazione dell’odierno Rwanda, come se ne sono lette tante, che sembra uscita dall’ufficio stampa della presidenza.Sotto un effluvio di cifre che dovrebbero testimoniare i grandi progressi economico-sociali del paese ( che ci sono) non si trova, infatti, traccia di  quelle contraddizioni che altri testimoni ( vedi post del 2 aprile), forse  più attenti, ritengono emergere nel Rwanda presieduto da Paul Kagame. Non serve certo a riequilibrare il quadro, il breve inciso “certo, c’è anche un altro Rwanda specialmente se parliamo di diritti umani, di libertà di informazione, di potere politico e diritti civili”, per giunta attribuito a un interlocutore locale. Se fai un viaggio fino a Kigali dovresti almeno cercare di dare qualche riscontro a un simile assist che il tuo interlocutore ti offre. Particolarmente illuminante risulta invece l’editoriale in cui, a pagina tre dello stesso numero di Avvenire, con  il titolo ”Eredità che pesa e che chiede memoria” padre Giulio Albanese ci aiuta a meglio inquadrare il contesto storico in cui si colloca la tragedia rwandese e il ventennio che ne è seguito che gli fa concludere  come “forse mai come oggi, per onorare le centinaia di migliaia di vittime, sarebbe auspicabile promuovere una rilettura attenta di quanto avvenne, superando la  tentazione “del manicheismo che vuole dividere lo scenario tra buoni e cattivi, affermando la tesi dei vincitori, le truppe del Fpr” riconoscendo anche “la trasversalità delle responsabilità all’interno del Paese.” Senza inoltre dimenticare come “lungi dal voler legittimare i crimini perpetrati in patria dai ribelli hutu che, costretti alla macchia in territorio congolese, hanno spesso compiuto azioni malvagie in quella terra straniera, sarebbe ingiusto misconoscere il ruolo altamente destabilizzante ricoperto dal regime di Kigali nell’ex Zaire fino ai nostri tempi”. 

giovedì 3 aprile 2014

Discorso di Papa Francesco ai Presuli della Conferenza Episcopale del Rwanda

Alle ore 11.30 di questa mattina, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i Vescovi della Conferenza Episcopale del Rwanda per la visita "ad Limina Apostolorum". Pubblichiamo di seguito il testo in francese del discorso che il Papa ha consegnato ai Presuli nel corso dell’incontro, che facciamo precedere dalla sintesi curata dal VIS-Vatican Information Service:
"La riconciliazione nazionale e il ruolo in essa della Chiesa, nel ventesimo anniversario del genocidio che devastò la Nazione, sono stati i temi centrali del discorso di Papa Francesco ai Vescovi della Conferenza Episcopale del Rwanda, al termine della quinquennale Visita "ad Limina Apostolorum".Il Santo Padre ricorda le sofferenze del popolo rwandese e le tante ferite che ancora devono rimarginarsi e si unisce di tutto cuore al lutto della popolazione, assicurando la sua preghiera per le comunità ecclesiali "spesso lacerate, per tutte le vittime e le loro famiglie, per tutto il popolo rwandese, senza distinzione di religione, etnia e credo politico".Venti anni dopo i tragici avvenimenti del 1994 "la riconciliazione e la guarigione delle ferite restano certamente la priorità della Chiesa in Rwanda - scrive il Papa - Il perdono delle offese e l'autentica riconciliazione, che potrebbero sembrare impossibili da un punto di vista umano dopo tante sofferenze, sono tuttavia un dono che è possibile ricevere da Cristo, con la fede e la preghiera, anche se la via è lunga e richiede pazienza, rispetto reciproco e dialogo. La Chiesa ha dunque un ruolo importante nella ricostruzione di una società rwandese riconciliata; con tutto il dinamismo della vostra fede e della speranza cristiana, andate avanti risolutamente, rendendo testimonianza instancabile alla verità. (...) È importante che, superando i pregiudizi e le divisioni etniche, la Chiesa abbia una sola voce, manifesti la sua unità e riaffermi la comunione con la Chiesa universale e con il successore di Pietro"."Nella prospettiva di riconciliazione nazionale, è anche necessario rafforzare le relazioni di fiducia fra la Chiesa e lo Stato. La celebrazione, il sei giugno prossimo, del cinquantesimo anniversario dell'instaurazione di rapporti diplomatici fra il Rwanda e la Santa Sede, può essere l'occasione di rivalutare i risultati benefici di tali relazioni, per il bene del popolo rwandese. Un dialogo costruttivo e autentico con le Autorità potrà favorire l'opera comune di riconciliazione e di ricostruzione della società fondata sui valori della dignità umana, della giustizia e della pace. Siate una Chiesa che sappia prendere l'iniziativa e generare fiducia".Papa Francesco ricorda l'insostituibile contributo della Chiesa al bene comune, soprattutto nel settore educativo e sanitario, nel quale tante persone si dedicano alle vittime della guerra, ferite "nell'anima e nel corpo", specialmente le vedove e gli orfani, le persone anziane, i malati e i bambini. "L'educazione dei giovani - sottolinea il Santo Padre - è la chiave del futuro in un paese dove la popolazione si rinnova rapidamente. (...) È dovere della Chiesa formare i bambini e i giovani ai valori evangelici (...) che saranno per essi come una bussola che indica loro la strada da seguire. Che siano membri attivi e generosi della società, perché è da essi che dipende il futuro".Nella missione di evangelizzazione e di ricostruzione, i laici "hanno un ruolo fondamentale" e il loro impegno nella società "è credibile nella misura in cui essi siano competenti e onesti". Il Santo Padre invita i Vescovi a riservare particolare attenzione alla formazione dei laici e alle famiglie rwandesi, molte delle quali sono state "lacerate e ricomposte", e sono oggi minacciate della secolarizzazione. Il Papa esprime la sua gratitudine ai sacerdoti "che si danno generosamente nel loro ministero e la cui missione è resa più gravosa dall'esiguità del loro numero".Il Papa conclude il suo discorso raccomandando il Rwanda alla materna protezione della Vergine Maria. "Auspico caldamente che voi facciate in modo che il Santuario di Kibeho irradi ancora di più l'amore di Maria per tutti i suoi figli, in particolare per i più poveri e i più provati, e che sia per la Chiesa in Rwanda e fuori di essa, un appello a rivolgersi con fiducia alla 'Nostra Signora dei Dolori', perché accompagni ognuno nel suo cammino e gli ottenga il dono della riconciliazione e della pace".
Discorso di Papa Francesco
Chers Frères Evêques,

mercoledì 2 aprile 2014

Il Rwanda a vent'anni dal genocidio visto dalla stampa missionaria

Vatican Insider, il sito de La Stampa che segue gli avvenimenti della Chiesa universale, sotto il titolo Rwanda, a vent’anni dal genocidio. I missionari: l’ora del “mea culpa”, dedica una ricca analisi, a firma di Gerolamo Fazzini, a come la stampa missionaria italiana si appresti a celebrare il ventesimo anniversario della tragedia rwandese. Scrive Fazzini:“A vent’anni di distanza, le ferite sono tutt’altro che rimarginate. Le domande di allora risuonano anche oggi in tutta la loro gravità: com’è potuto accadere? Che Vangelo era stato annunciato in Rwanda? E perché le divisioni etniche sono così profondamente penetrate anche dentro la comunità cristiana?  È pur vero che la Chiesa cattolica pagò un prezzo altissimo, con circa trecento tra preti e suore uccisi (compresi un arcivescovo e tre vescovi). Purtroppo, però, non va dimenticato che altri uomini di Chiesa rwandesi si resero complici del genocidio e alcuni di loro sono finiti sotto processo.” Vengono ricordati  episodi di eroismo, come quello di padre Mario Falconi, settantenne, bergamasco di origine, unico religioso italiano a essere stato nominato tra i "Giusti del Rwanda" per aver salvato con grande coraggio oltre tremila persone.  Padre Falconi, pur potendo rimpatriare con gli elicotteri che avevano portato al sicuro gran parte degli occidentali presenti in Rwanda, rimase nel paese. «Non potevo andarmene e abbandonare chi aveva riposto in me la propria speranza di salvezza», ha detto a Credere, settimanale  della San Paolo.  Uno spazio particolare viene dedicato al dossier “Benvenuti a Tutsiland” che Nigrizia, come preannunciato in un nostro precedente post, dedica all’avvenimento. «Il Fronte patriottico rwandese e il capo supremo Paul Kagame hanno creato una trappola totalitaria. Che sta in piedi perché troppi, anche nella Chiesa, si ostinano a fingere di non vedere» scrive Nigrizia a firma Raffaello Zordan.Per proseguire accusando l’attuale governo di sfruttare “i dividendi del genocidio”: «I padroni del

martedì 1 aprile 2014

Catastrofismo ecologista

 Sotto il titolo "Il cambiamento climatico:l'Africa destinata ad affondare sempre di più nella povertà - Rapporto ONU"il numero odierno The New Times rilancia,  con molta, forse troppa, enfasi e scarso senso critico l’allarme lanciato dagli esperti dell'Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change) nella seconda parte del quinto Rapporto pubblicato ieri a Yokohama, che servirà da base ai prossimi negoziati sul clima.  L'impatto dei cambiamenti climatici, che si ripercuote già su "tutti i continenti e gli oceani", diventerà sempre più “grave, pervasivo e irreversibile” nel 21esimo secolo, innescando insicurezza alimentare, problemi nell’accesso all'acqua, spostamenti migratori,  conflitti... La resa delle colture di mais, riso e frumento potrebbero evidenziare contrazioni nell’ordine del 25% da qui al  2050. Per l’Africa l’impatto è illustrato in questa scheda.

Scenari tragici, ma possiamo realmente fidarci di studi simili? Al riguardo, anche solo per assicurarsi circa la tanto sbandierata credibilità scientifica della fonte, risulta istruttivo   leggere quanto scrive Riccardo Cascioli su La Bussola.