"Prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra". Benedetto XVI


giovedì 29 settembre 2011

L'imigongo

Nel 19 ° secolo il principe Kakira, figlio del re di Gisaka, che viveva nella zona di Kibungo, approntò un metodo originale per abbellire la propria dimora. Cominciò a decorare gli interni della sua casa con motivi geometrici che raccolsero l’approvazione entusiasta del padre che destinò i locali così decorati ad accogliere gli ospiti. Ben presto questa pratica si diffuse, fi o a diventare una vera e propria arte, oggi conosciuta come imigongo. Imigongo è il plurale della parola Umugongo che ha diversi signifi cati: la parte posteriore di una persona o di un animale, la cresta di una collina, la nervatura di una foglia, ecc.In Rwanda con il termine imigongo si identificano i pannelli con dipinti in rilievo, dominati da motivi geometrici, dai colori che possono variare dal bianco al nero, dal rosso marrone fino al grigio perla e al giallo beige. Il materiale che, spalmato su un supporto ligneo su cui previamente è stato tracciato con un carboncino il disegno che caratterizzerà l’imigongo, dà forma al rilievo è fatto di un impasto di sterco di vitello o di mucca con cenere e urina. Sono le donne che con pollice e indice modellano l’impasto fino a far apparire triangoli (isoscele o equilatero), rombi, parallelogrammi, quadrati o spirale singola o doppia. Dopo l’operazione di modellazione, la superficie sarà ricoperta da uno strato di una sostanza ottenuta da una pianta chiamata umutobotobo che la renderà liscia. Dopo 24 ore verrà passato un sottofondo giallobeige e quindi verranno applicati i colori desiderati. Fatto asciugare il tutto ecco l’imigongo, pronto per andare ad abbellire una parete, come aveva previsto il principe Kakira.
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